Mortal Kombat | Recensione

Prima Street Fighter e poi Mortal Kombat, due titoli entrati nella storia dei videogames per aver diffuso al grande pubblico il genere dei picchiaduro. Uno scontro bidimensionale e frontale all’ultimo sangue tra due sfidanti  con un gameplay rimasto invariata nel corso del tempo se non per qualche aggiunta tecnica come regalo agli smanettoni più incalliti.
Rispetto ai suoi rivali Mortal Kombat si è sempre distinto fin dalle origini per una massiccia dose di violenza durante gli scontri, tramite le fatality di fine match equivalenti ad una performance gore degna di un horror anni ’80. 

Le atmosfere di Grosso Guaio a Chinatown sono la fonte di ispirazione delle locations e del design dei personaggi, su stessa ammissione dei creatori del gioco. Similitudini che probabilmente hanno contribuito al successo di MK.

Le riprese di Mortal Kombat vennero affidate al giovane Paul W.S. Anderson, conosciuto ai più per la regia di Resident Evil, e prima ancora con Event Horizon per i pochi fortunati che lo conoscono.
Tra le curiosità nel cast era prevista la presenza di Brandon Lee nel ruolo di Johnny Cage, ma sappiamo tutti come andò a finire.
Invece nei ruoli dei ninja dell’outworld vennero ingaggiati dei veri esperti arti marziali, scelta saggia poiché i match corpo a corpo sono le scene più riuscite del film. 
Non male nemmeno l’interpretazione di Cary-Hiroyuki Tagawa nel dare il giusto carisma al villain Shang Tsung.
 

Il Mortal Kombat è un torneo di arti marziali interdimensionale organizzato dagli antichi Dei in cui si sfidano i migliori combattenti dell’Outworld contro quelli dell’Earthrealm (la Terra). La posta in gioco neanche a dirlo è la conquista del pianeta Terra, a patto che i guerrieri dell’Outworld riescano ad ottenere per dieci volte di fila la vittoria del torneo, e solo allora il loro Imperatore Shao Khan potrà ottenere le chiavi per il piano di invasione.
Con nove vittorie di fila a favore dell’Outworld toccherà a Liu Kang, Johnny Cage e Sonya Blade vincere il decimo torneo ed impedire il rischio invasione. Aiutati dai saggi consigli del semi-dio Raiden, interpretato da un Cristopher Lambert assolutamente fuori luogo.
 

Ebbene sì, la storia è una boiata colossale, ma per gli appassionati di MK la trama del gioco ha sempre avuto la stessa importanza della sceneggiatura di un film per adulti. Quindi semmai possiamo attribuire tale imbarazzo cinematografco interamente agli sceneggiatori. 
Mortal Kombat, come tutti i tie-in di contatto tra il mondo del cinema con quello dei videogiochi punta molto a soddisfare le esigenze dei fan, peccato che dimentica di interessarsi a tutti gli altri, con il risultato finale di accontentarsi di un titolo piuttosto mediocre.
 
Infatti nell complesso il film si rivela un collage di combattimenti che arranca ad avere solide basi per appassionare un pubblico generalista che non conosce Mortal Kombat.
C’è poco da dire di fronte a questa esplicita trovata commerciale, possiamo solo aggiungere che in conclusione ci rimane di bello la nostalgia dei tempi andati quando esisteva un cinema più genuino. Inoltre lo ringraziamo per averci regalato una delle soundtrack più tamarre di tutti i tempi. 
 
 
Best Matches 

 

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