Underwater | Recensione

Underwater-recensione

Non è Alien, ma lo è nell’anima, nelle atmosfere e nella narrazione, e lo mostra in modo piuttosto esplicito, senza nessun imbarazzo. Underwater è uno sci-fi ambientato negli abissi diretto da un certo William Eubank (The Signal, 2015), con protagonista Kristen Stewart, alias Bella di Twilight.

Eubank confezione un’opera derivativa delle più disparate pellicole di fantascienza degli ultimi decenni, in cui Alien assume il ruolo dell’elefante nella stanza, poiché i riferimenti ad esso sono molteplici, a partire dall’interno della stazione di trivellazione nel quale è ambientata l’intera vicenda, con degli stretti e lunghi corridoi semi-illuminati e una sala operativa che tanto ricordano l’ambientazione già vista nella Nostromo. Le analogie con Alien non finiscono qui, dato che la fisionomia androgina della Stewart ne fa un perfetto alter-ego del Sergente Ellen Ripley, slip compresi.

La lista delle citazioni provenienti dell’opera di Ridley Scott in realtà è più lunga, ma andiamo avanti, poiché le analogie con Alien si sovrappongono ad altri aspetti estrapolati da altrettanti famosi sci-fi. Ad esempio in Underwater troviamo tracce di Gravity, in particolare per ciò che concerne il modello narrativo basato sul survival movie step-by-step. Mentre altri importanti riferimenti provengono da un titolo come Event Horizon (ormai considerato un cult), sia per l’atmosfera thriller-horror e sia per un altro piccolo dettaglio che lascio scoprire a voi.

Underwater-recensione

Tuttavia al netto dei suoi chiari e concisi scopiazzamenti, quasi da denuncia, Underwater rimane un buon sci-fi di ottima fattura sul piano tecnico, con una cifra stilistica curata e suggestiva che appaga le aspettative degli appassionati di fantascienza. E malgrado una storia semplice e lineare, possiede il pregio di non porsi come un’opera dalle grosse pretese. Inoltre dispone di una durata inferiore alla media delle produzioni high-budget, così da ridurre all’osso i tempi morti e mantenere il ritmo costante fin dai primi minuti, ed è proprio l’aspetto che lo differenzia nettamente da Alien e invece lo avvicina a un moderno blockbuster, in particolare nelle fasi finali in cui si lancia in qualcos’altro mediante una messa in scena tra un monster movie e un videogame.

Nonostante Underwater sia una produzione ad alto budget in realtà è intrinsecamente più simile a un odierno B-Movie. Probabilmente se fosse uscito nelle sale durante gli anni ’80 oggi sarebbe considerato un cult, ma dal momento che i tempi sono cambiati e la settima arte altrettanto, non resta altro che apprezzarlo come un omaggio a quel cinema lì, nella speranza però di vederne di più in futuro di lungometraggi così, tramite il ritorno a una maggiore semplicità che da queste parti è molto apprezzata. 

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