Top Gun | Recensione

Il più elevato numero di adesioni nella marina militare statunitense dopo l’attacco di Pearl Harbor. Ecco cos’è stato Top Gun: una fottuta macchina propagandistica. Un film che fin dall’inizio della sua comparsa nella sale ottenne immediatamente lo status quo di cult movie grazie al fatto di aver toccato alcune corde che hanno fatto presa sui giovani di allora: da un lato il turbo-machismo composto prevalentemente da motociclette, F-14, e dall’altro lato la presenza di una romantica storia d’amore (senza senso). La pellicola fu finanziata in parte dalla stessa difesa statunitense, con risultati probabilmente inattesi poiché fu un successo oltre ogni loro aspettativa. Per l’occasione la marina militare organizzò una campagna di iscrizioni per adescare i ragazzini fuori dai cinema e freschi di entusiasmo, pronti a suicidarsi in aria come dei veri kamikaze. 

Top Gun fu anche uno dei primi successi del produttore Jerry Bruckheimer (se non sapete chi sia, sappiate che quest’uomo ha fatto la storia dell’action degli anni ’80 e ’90, da Beverly Hills Cop ad Armaggedon, arrivando fino a I Pirati dei Caraibi). Per Top Gun Bruckheimeir ingaggiò il cineasta TonyScott (fratello di Ridley) perché colpito da un suo spot realizzato per la Saab nel quale vi era presente un caccia da guerra. True Story. 

Fu il film più visto del 1986 con un incasso totale di circa 350 milioni di dollari a livello globale. Inoltre il disco della soundtrack vendette migliaia di copie, del resto fu uno degli ingredienti principali per il suo successo, e rimangono a tutt’oggi memorabili alcuni suoi pezzi, con “Take my breath away” in testa. 

Top Gun è un film di immagini suggestive incollate sullo sfondo di un eterno tramonto degno di Alpha Centauri: aerei con tramonto, motociclette con tramonto, bionda con tramonto, e così via. La musica d’accompagnamento fa tutto il resto. Le scene aeree furono realizzate in collaborazione con la marina tramite vere operazioni di addestramento dei piloti, mentre la produzione si prese in carico solo le spese per il carburante degli aerei. In un caso specifico Tony Scott chiese di poter virare la nave per effettuare alcune riprese con il sole posto in una determinata posizione, gli risposerò che per una tale operazione erano necessari 25 mila dollari. Detto-fatto, la produzione staccò l’assegno richiesto. 

Ad ogni modo l’opera di Tony Scott rimane una pellicola ancora oggi guardabile, seppur non eccelsa. Tecnicamente con una buona regia alle spalle, inoltre ha il merito di aver dato al cinema la possibilità di vendere sogni, che in fondo è uno dei suoi obiettivi. Difatti molti divennero davvero piloti grazie a questa pellicola, nel bene e nel male. Altri tempi e altro cinema, Top Gun rientra perfettamente nello spirito dei suoi anni, nel mezzo di una guerra fredda e un ottimismo del futuro tipico degli anni ’80. 

 

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