The Head Hunter | Recensione

The Head Hunter Recensione

Al giorno d’oggi con trentamila dollari non puoi nemmeno acquistare una Tesla full optional per sfrecciare silenziosamente sulle strade come un qualsiasi borghesone, figuriamoci girare un film decente, o forse in quest’ultimo caso sì, ma ci vogliono le palle di adamantio per un’impresa del genere, poiché in tanti ci provano, ma in pochi ci riescono davvero. A volte il successo è anche una questione di fortuna, e altre volte perché si ha l’intuito giusto per individuare le richieste del mercato in quel determinato momento, e altre volte boh, ci si riesce e basta. Ad ogni modo: è un bene che ogni tanto a qualcuno vada per il verso giusto cosicché noi poveri mortali possiamo gioire per osservare la passione più genuina per il cinema, ovvero quella fuori dai giri che contano.

Questo fastidioso e ridondante preambolo serve per dire che ho visto The Head Hunter, una sorta di hard boiled in salsa fantasy, diretto da un certo Jordan Downey.

The Head Hunter recensione
Wooaahh

Ma andiamo in ordine: l’opera di Downey narra le vicende di un cacciatore di taglie con l’hobby di collezionare le teste delle sue prede, come si può chiaramente notare dalla sua bella parete attrezzata di teste mozzate da far invidia a qualsiasi interior design di Ikea. Che siano Lupi mannari o Troll (Troll!!1!1!) poco importa, il nostro caccia mostri per denaro, è un duro, antenato dei Mandalorian, roba seria. Oltre ciò sappiamo poco altro, eccetto della morte prematura di sua figlia a causa di una creatura, quest’ultima sfuggita al testosterone del cacciatore di taglie e ancora a spasso tra le lande di quest’universo fantasy della povertà assoluta.

Malgrado i limiti di budget e una trama che più esile non si può, come esile è anche la durata del film, Downey gioca bene le sue carte e realizza una piccola opera che possiede una sua coerenza dall’inizio alla fine, tramite un lavoro pulito e senza scollature. Difatti poche regole del gioco ben piazzate in partenza rendono la storia fluida, e tanto basta per confezionare un’opera che chiede davvero poco allo spettatore per essere apprezzata in termini di suggestioni fantasy, e ciò nonostante l‘universo immaginato rimanga solo suggerito e sullo sfondo, difatti ci è concesso vedere per una manciata di secondi solo qualche Troll colossale all’orizzonte; ombre di draghi; troll che sbirciano dalle finestre. Insomma niente di platealmente mostrato a causa dei limiti di budget, ma comunque quanto basta per avere un’idea del mondo nel quale agisce il nostro cacciatore di taglie.

Ma allora – vi starete sicuramente chiedendo – non si vede nulla? Non proprio, dal momento che la storia ruota attorno al desiderio di vendetta per una figlia che non c’è più. Pertanto come ogni fantasy che si rispetti c’è un finale movimentato, con uno stile a metà tra il primo Sam Raimi e l’altra metà con l’inquadratura piazzata sull’altra sponda della Via Lattea affinché non sia mostrata la sciattezza dell’effettistica. Ciononostante si riscatta egregiamente nel finale tramite un bel colpo di coda degno di un racconto horror dell’universo Warhammer.

The Head Hunter recensione
Orgasm Alert

The Head Hunter funziona solo se oltre la quarta parete c’è una certa flessibilità da parte dell’osservatore, questo è palese, analogamente a ciò che avviene nella meccanica quantistica (in realtà non ne sono sicuro, però è bello dirlo), e inoltre è un’opera che trasuda passione per il cinema e il fantasy in ogni fotogramma, come si nota dall’accuratezza dei costumi e la messa in scena complessiva.

Dura meno di una puntata de Il Trono di Spade, niente scuse, cercatelo!

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