Gremlins | Recensione

Tre regole da seguire alla lettera: 1) Mai esporre un Mogwai alla luce; 2) Mai bagnarlo né dargli acqua da bere; 3) Mai nutrirlo dopo mezzanotte. Successivamente far infrangere tutte queste raccomandazioni per mandare in frantumi il politically correct. Questo è all’incirca il sunto di Gremlins, film dell’85 diretto da Joe Dante, scritto da Chris Columbus e prodotto da Staven Spielberg.

I Mogwai sono degli esseri puccettosissimi, cantano e fanno cose carine. Ma se non si rispettano le tre regole allora può capitare che prima ti devastano casa e poi l’intera città. Cosa che puntualmente avverrà nella piccola e tranquilla cittadina di provincia working class style, tra l’altro il film è stato girato usando gli stessi set di Ritorno al Futuro. 

Inizialmente la sceneggiatura di Columbus era molto più audace e virata all’horror, infatti nel primo script i gremlins avrebbero dovuto decapitare la madre del giovane protagonista, sbranare il cane e infine mangiarsi pure le persone. Quasi spiace che non abbiano avuto il coraggio di andare avanti con delle idee così super-bellissime, tuttavia il successo lo ricevette anche nella sua versione più edulcolorata, con gargantureschi incassi di botteghino a dispetto dei modesti costi di realizzazione. Tuttora considerato uno dei migliori cult degli anni ’80. 

Ancora oggi possiamo tranquillamente dare a Gremlins l’appellativo di uno dei migliori horror-comedy mai realizzati, da un lato il mogwai con il suo aspetto puccettoso, dall’altro l’anarchia omicida dei gremlins. Quest’ultimi riescono a loro volta a entrare nelle simpatie del pubblico nel contesto di un film che non dimentica mai la sua base comedy. Non a caso i Gremlins sono difatti l’aspetto più divertente del film con la loro carica di humour nero non così scontata per quei tempi, aiutati da ottime gag diventate anch’esse cult nel tempo. 

Vedere oggi Gremlins è come viaggiare nel passato e amare il cinema artigianale di una volta senza computer grafica. A rivederlo alcuni aspetti della pellicola appaiono palesemente invecchiati male, mentre altri aspetti, i più importanti, come il parco creature, mostrano di essere rimasti più duraturi nel tempo, cosa che invece non ci si aspetterebbe da una pellicola così datata. Ciò a dimostrare che il caro vecchio cinema artigianale possiede ancora una sua funzione in termini di efficienza nel lungo termine, tanto è vero che oggi anche grandi registi come Nolan tentano di usare la CG in maniera contenuta.

Stiamo parlando di un cinema in cui registi come Joe Dante avevano una loro dimensione e sono poi sono spariti nell’oblio a causa del progresso tecnologico, lo dico senza nostalgia di sorta, ma è comunque un’amara constatazione.

Se dovessi stilare una classifica dei più bei film di Natale indubbiamente Gremlins avrebbe il suo posto d’onore in alto alla classifica, chi è che non vorrebbe ricevere in regalo un Mogwai?

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