Una Poltrona per Due | Recensione

Viviamo in un mondo di insicurezze economiche e di lavoro sottopagato, mancanza di welfare, instabilità internazionale, ecc., eppure dopo la prima indissolubile certezza (segnatela) noi del belpaese ne abbiamo un’altra: ovvero una Una Poltrona per Due ogni santa vigilia di Natale, diretto da John Landis, un uomo che non ha bisogno di presentazioni, dato che le sue commedie sono tra le cose più belle degli anni ’80.
Ciononostante c’è qualcosa di inquietante in questa tradizione dal momento che in realtà Una Poltrona per Due non può proprio essere considerata una pellicola strettamente natalizia, anzi viceversa si occupa di roba più profana come la finanza, la Borsa e Wall Street, ma soprattutto è un film dannatamente spietato nella sua cruda provocazione.
Sebbene il film di John Landis sia una brillante commedia dai dialoghi appaganti e qualche sorriso, è altrettanto importante sottolineare come dietro una patina di leggerezza ci sia un esperimento sociale molto serio: ovvero di dimostrare come le condizioni socio-economiche di nascita di una persona incidano profondamente nel percorso della sua vita. 

La storia la conoscete tutti: I fratelli Duke, Mortimer e Randolph, sono in disaccordo sulla natura della criminalità, uno pensa che alcune persone siano geneticamente predisposte alla delinquenza, l’altro sostiene che siano le ragioni sociali ed economiche a determinare la vita di un uomo, da questa diatriba viene fuori una scommessa da 1 dollaro (tanto vale la vita di un uomo) che ha come atto pratico quello di scambiare  letteralmente la vita di due uomini socialmente ed economicamente agli antipodi. Ragione per cui Una Poltrona per Due è una commedia più profonda di quanto si possa immaginare, giacché mostra attraverso l’uso di una pillola indolore (la commedia) una verità al quale nessuno può sfuggire e che di natalizio ha davvero molto poco.

Al netto di questa riflessione, il resto del film rimane una commedia a là John Landis, divertente e avvincente. La scena della festa in maschera sul treno è un omaggio dello slasher Terror Train, ed è uno dei siparietti più riusciti, con il solito Eddy Murphy a giggioneggiare ogni qualvolta se ne presenti l’occasione, ma la lista delle scene memorabili è lunga. 

Una commedia coerente fino alla fine e con un happy-end che più classico non si può: spiagge bianche, mare e sole. Perché se la vita reale è cruda, nei sogni la vita di un uomo non vale un dollaro, né tanto meno una manovra finanziaria frutto di compromessi al ribasso.