Star Wars IV-V-VI | Recensione

Recensire Star Wars può essere facilissimo e altrettanto difficile allo stesso tempo: facile quando trattiamo Star Wars come una normale trilogia cinematografica a sé stante senza smancerie varie. Se invece andassimo a ritroso nel tempo per comprendere nel profondo cos’abbia rappresentato per l’epoca, beh allora è un’altra storia. Indubbiamente Star Wars è stato concepito per essere il primo blockbuster moderno in termini di produzione, coolness e vision. Un cult generazionale che a sua insaputa è divenuto col tempo un vero e proprio brand, anche piuttosto redditizio sul piano economico.

Lo sanno pure le pietre: Star Wars nasce dall’idea di un nerd ante-litteram di girare un fantasy sci-fi che innanzitutto aveva come obiettivo quello di sfondare il box office e niente più, poi invece è successo qualcosa di inaspettato: il successo di Una Nuova Speranza si è tramutato in un immediato tsunami mistico-religioso. Tuttavia nel corso degli anni lo stesso George Lucas, forse stufo per questa troppa attenzione per il suo lavoro (nondimeno dopo le feroci critiche ricevute dalla trilogia prequel), ha preso le distanze dalla sua creazione fino a venderne i diritti, quasi come atto liberatorio per poter finalmente inveire contro l’intero fandom di SW.

Non ci occuperemo della genesi di Star Wars, né tantomeno faremo l’esegesi dei singoli aspetti che ne hanno decretato il successo. Qui ci basta solo una breve panoramica dei fondamentali della prima storica trilogia (IV-V-VI).

Una Nuova Speranza

Più che una nuova speranza potremmo definirla una vincita alla lotteria visto che mai e poi mai George Lucas poteva immaginare di porre le basi di un mito. Oggi Star Wars è un universo con vita propria, qualcosa che sarà ricordato in eterno più di Lucas stesso, e che oltretutto continua ad espandersi sempre di più con nuovi progetti. Una pietra miliare del cinema pop che ha reso il cineasta di Modesto uno degli uomini più influenti e ricchi della New Hollywood, nonostante sia originario di Modesto.

Il Cinema

In Una Nuova Speranza si gettano le basi dell’universo di Star Wars: l’approccio fantasy; le regole del gioco; i personaggi in campo; la forza; le spade laser; ma soprattutto quell’estetica retro-futuristica anni ’70 piuttosto riconoscibile da un qualsiasi fermo immagine. Tutto ciò che in seguito è giunto a noi è un’estensione del capostipite, dai sequel agli spin-off seriali.

Luke Skywalker, Han Solo, La Principessa Leila, Darth Vader (in Italia Lord Fener, chissà perché), sono personaggi universalmente riconosciuti come i protagonisti di una rivisitazione contemporanea della classica lotta tra il bene e il male in chiave fantasy sci-fi.

L’Impero colpisce ancora

Il Cinema – parte II

Già solo per il titolo merita di essere il migliore della saga, e infatti è così. Nel secondo capitolo della saga George Lucas passò la regia a Irvine Kershner a causa del forte stress emotivo subìto durante le riprese di Una Nuova Speranza, d’altronde da lì in poi la carriera di Lucas-regista non è più ripartita, quasi da far pensare che non si sia più ripreso da quell’esperienza. Nonostante il cambio di regia il nome di Kershner non apparve nei titoli di testa, e ciò causò una multa ai danni di George Lucas da parte della DGA (Director’s Guild of America) pari a 250.000 dollari; Lucas per protesta diede le dimissioni e di fatto divenne un regista indipendente come un qualsiasi esordiente da Tribeca Film Festival.

Al netto delle vicissitudini psicologiche e burocratiche L’Impero colpisce ancora è decisamente un passo avanti rispetto a Una Nuova Speranza, difatti l’universo narrato si espande in proporzioni e si mostra più maestoso a dispetto del predecessore. È un di tutto di più con una messinscena a tratti superlativa; l’apice si raggiunge nel duello tra Darth Vader e Luke Skywalker. L’Impero colpisce ancora è un parco giochi che passa dal pianeta ghiacciato di Hoth al grande asteroide, da Cloud City fino alle navi ammiraglie della flotta ribelle. Infine come non dimenticare il colpo di scena.

Il Ritorno dello Jedi

Boh

Molto tempo prima di Baby Yoda lo scettro della pucciosità nell’universo starwarsiano era nelle mani degli Ewok, ma chissà perché non hanno mai ricevuto lo stesso affetto del piccolo omino verde. Ciononostante è indiscutibile che gli Ewok siano l’aspetto più peculiare del capitolo conclusivo di Star Wars, ciò che di ricorderemo si più, nel bene e nel male. Naturalmente Il Ritorno dello Jedi è anche molto altro, difatti è la fine dei giochi della famiglia Skywalker a colpi di psicologia spicciola, ma è anche un ritorno a Totooine per concludere l’arco narrativo di Han Solo dentro un circo di nani e ballerine travestiti da cosi.

Ciaone!

Malgrado non raggiunga le vette de L’Impero colpisce ancora per emozioni e cifra stilistica, Il Ritorno dello Jedi è il più divertente in termini di mero intrattenimento tra una corsa in moto, le faccette di Harrison Ford e la pucciosità degli Ewok.

Happy End?

Star Wars rappresenta a tutti gli effetti una cesura con il passato e un altro modo di pensare la settima arte, un cinema più vicino alle esigenze di tutti. Piaccia o meno George Lucas ha spalancato le porte del cinema popolare su grande scala, e di lì in poi non si è più tornati indietro; l’inizio di una nuova epopea che ha visto nascere saghe cinematografiche entrate fin da subito nell’immaginario collettivo di due/tre generazioni, un’onda che tra l’altro si è riversata anche tra le generazioni più recenti.

Continueremo a parlare di Star Wars per chissà quanto altro tempo dal momento che il processo di espansione è ancora in corso e non sembra destinato a fermarsi a breve, nella speranza che tutto ciò continui ad avere un senso compiuto e non sia solo una vacca da mungere a scopi commerciali.

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