Life – Non oltrepassare il limite | Recensione

Quando nel 1979 arrivò nei grandi schermi quel capolavoro di Alien cambiò di fatto un certo modo di approcciarsi alla fantascienza, che in quei tempi era ancora legata a certi schemi narrativi anni ’50/’60. Ma Alien (e prima ancora Odissea 2001 nello Spazio) fecero da apripista per una nuova fantascienza, peccato però che la maggior parte degli Sci-fi che arrivarono dopo non provarono nemmeno a creare qualcos’altro di differente, poiché rimangono opere derivative dei due titoli sopracitati. 
Life – Non oltre passare il limite, rientra nella categoria dei titoli anonimi. Diretto dal regista svedese di origine cilena Daniel Espinosa, e con protagonista Jake Gyllenhall, uno dei migliori attori di Hollywood, che purtroppo in questo caso viene sacrificato per una causa persa.
Sinossi: La stazione spaziale ISS recupera da una sonda automatica proveniente da Marte dei campioni di superficie da analizzare nel proprio laboratorio situato attorno sopra l’orbita terrestre. Tra i campioni prelevati vi scoprono l’esistenza di un organismo monocellulare inerte, rimesso in vita grazie ad alcuni esperimenti scientifici. Dopo un periodo di crescita e poi di fermo, l’organismo riprende a ingrandirsi tanto da diventare un predatore nel posto più impreparato del mondo per affrontare un’emergenza simile. 
Life – Non oltrepassare il limite, con un sottotitolo piuttosto banale, è un cross-over andato a male tra Alien e Gravity, senza nemmeno aver preso nulla di buono tra questi due titoli. 
Lo script è sì interessante, ma sa di già visto altre mille volte, sia nell’insieme e sia in ogni singola scena, difatti non risulta difficile prevedere la scena successiva. 
Spiace dirlo, ma Life è dannatamente noioso, a metà film si spera fino all’ultimo in un colpo di scena che purtroppo non sembra mai arrivare e mai arriverà, oppure c’è ma non se n’è accorto nessuno. 
L’alieno (il batterio, la creatura, chiamatelo come vi pare) realizzato completamente in computer grafica, è brutto in tutti i sensi, fatto malissimo in computer grafica, e banale nel suo design, peggio di un extraterrestre quelsiasi di La Minaccia Fantasma.
Forse non si poteva fare altrimenti con 58 milioni di dollari di budget (comunque pochi non sono), ma d’altronde c’è sempre un’alternativa, anche facendo di necessità virtù, che in Life però non c’è. 
 
Un film consigliato solo per gli appassionati di fantascienza più accaniti, come piccola (piccolissima) variazione sul tema. Ma dimenticatevi l’originalità, questa sconosciuta.