Avatar – La Via dell’Acqua | Recensione

Avatar recensione

Pensi Avatar e vengono in mente gli omini blu, il 3D, e le banconote con cui James Cameron ogni anno accende il camino. Sono passati circa tredici anni dall’arrivo nelle sale di Avatar, e se non fosse stato per quel guinness da box office probabilmente lo avremmo già dimenticato da un pezzo; perché sì, perché sebbene Avatar abbia avuto il merito di portare la computer grafica su un altro livello tuttavia non ha d’altro canto lasciato altre tracce di sé, se non per un esile ambientalismo tout court all’interno di un plot piuttosto semplice, quasi anacronistico e poco avvincente. Adesso tocca al sequel e sapete che c’è? Non è cambiato nulla, o meglio, quasi nulla.

Avatar – La Via dell’Acqua mette al centro di tutto la famiglia, lo dice e lo mostra ogni minuto fino alla nausea, non a caso l’enfasi è posta sulle nuove generazioni con il loro carico di curiosità, spavalderia e insicurezza. Insomma come se fosse un racconto di formazione, e non c’è secondo nel quale non si batta il martello su questo chiodo. Ciononostante il piatto forte del lavoro di Cameron è nell’aspetto pseudo-documentaristico di Pandora, un’operazione resa possibile grazie ai nuovi sviluppi tecnologici della Weta Digital, compagnia di effetti speciali in cui un certo Peter Jackson figura tra i fondatori. Il risultato è da standing ovation. Anche stavolta James Cameron mostra a noi comuni mortali qualcosa di imparagonabile sul piano tecnico a nient’altro visto fino a oggi. Pandora si espande e vive in CGI attraverso espressioni iper-realistiche; creature marine aliene uscite direttamente dal National Geographic del futuro; oceani brulicanti di vita; eccetera, eccetera… Avatar è un upgrade grafico sbalorditivo a 360 gradi, a tratti spacca mascella. Ragione per cui il suo posto ideale è esclusivamente dentro una sala, possibilmente con l’ausilio del 3D. Non c’è altro modo per apprezzare La Via dell’Acqua nella sua interezza.

Nevermind

Però il punto è un altro, di quelli dolenti, perché nonostante questo secondo capitolo sul piano tecnico sia andato anche oltre le aspettative, piu di quanto Cameron ci abbia abituati in passato, tuttavia c’è qualcosa di profondamente stucchevole a causa di una scrittura piuttosto scialba, tanto scarna di complessità da elevare la sottotrama di una balena nel momento clou di un film dalle spese folli (ok, non è una balena, ma va beh, ci siamo capiti). Purtroppo questo sequel possiede le stesse deficienze narrative del suo predecessore: a un upgrade grafico non segue una trama avvincente, perlopiù ancorata a vecchie logiche da blockbuster anni ’90. In altri termini è la classica storia tra buoni e cattivi bidimensionali, nonostante sia arricchita dagli altri fattori sopraccitati. Un piattume che cancella qualsiasi sfumatura del caso senza nessun guizzo narrativo, che per tre ore di minutaggio è decisamente troppo anche per una monaca di clausura.

Spaccamascella

Avatar – La Via dell’Acqua è solo parte di un progetto che nelle intenzioni prevede un innumerevole numero di sequel, ma siamo sicuri che continuando così funzionerà? D’altronde la curiosità per questo sequel era lecita dopo tanti anni, ma è anche facile che la magia prima o poi sparisca se a una trama così for dummies non segue un’altro coniglio dal cilindro ancora più grosso. Si vedrà.