Zodiac | Recensione

Al cinema il thriller è uno dei generi più amati dal pubblico generalista, si dà il caso che la cronaca nera rimane il deus ex-machina dei palinsesti televisivi per ottenere del facile audience, ed esistono perfino reti televisive che trattano esclusivamente questo tema in tutte le sue sfaccettature, c’è di tutto: omicidi di mafia, omicidi passionali, persone scomparse. Ma alla fine è indubbio che i serial killer hanno un posto privilegiato in questa classifica. I motivi non sono ben chiari, probabilmente tale figura ha un qualcosa concernente la mitologia contemporanea. I serial killer sono comunemente percepiti lontani dalla nostra quotidianità, ma allo stesso tempo c’è la consapevolezza che essi esistano e si annidano tra noi, apparentemente simili a chiunque altro.

Eppure nonostante ci sia tanto materiale per affrontare un tema del genere non si può dire altrettanto che sia semplice scrivere la sceneggiatura di un thriller basato sull’omicidio seriale. Sebbene ne esistano molteplici e di vario tipo spesso peccano di una banalità che si annida negli archetipi del genere.

Fortuna che poi arriva un certo David Fincher a rimettere tutto in discussione, pronto a traghettare il thriller su un altro livello, più intimo, probabilmente rivolto anche a noi. Il suo Zodiac del 2006 è la dimostrazione che un genere cinematografico può sempre sperimentare nuovi confini quando lo vuole.

Zodiac prende spunto dalla storia del serial killer omonimo che negli anni ’70 portò ad una scia di sangue tra il sud e il nord della California. Protagonisti del film sono un cronista, un vignettista e un investigatore, come una barzelletta, ma realmente esistiti. Persone che impegnarono buona parte della loro vita a scovare l’identità di Zodiac.

Purtroppo le indagini non portarono a nessun risultato, se non ad alcuni pochi sospettati. Ma al di là della storia, ciò che fa la differenza rispetto ad altri film è una struttura lontana dai soliti cliché di genere, infatti benché Zodiac sia un thriller, lo rimane finché non ci si accorge che in realtà il film non focalizza l’attenzione sull’assassino, ma sui protagonisti della vicenda che gli girano intorno, in un capovolgimento spettacolare incentrato sulla psicologia e le ossessioni di chi per anni ha tentato di svelare (senza successo) l’identità del serial killer, a costo di perdere tutto.

Seguendo questa logica l’opera di Fincher parla indirettamente anche a noi spettatori, morbosi di conoscere le vite altrui e osservarne dalla finestra le loro disgrazie, trattandoci così alla pari di una malato psichiatrico. Un meccanismo psicologico che in fondo ben conosciamo tramite la Tv.

Il Zodiac il compito di Fincher è proprio di mostrarci e analizzare il lato psicologico dei protagonisti da tale prospettiva, verso una strada che li condurrà nel tunnel all’alcolismo o alla perdita della propria famiglia. È o non è un thriller? Poco importa ad un certo punto. 

David Fincher, prima con Seven e successivamente con questo Zodiac, ha nuovamente dimostrato di essere uno dei migliori cineasti sul campo dell’analisi psicologica perversa dell’intimo umano. Una “ricerca del male” che ad oggi continua con la serie Mindhunter per il formato televisivo, cioè proprio in quel luogo ove si annida la banalità del male.

Precedente Prime immagini di Star Wars: L'ascesa di Skywalker | News Successivo Star Trek: Picard | Teaser