The Predator | Recensione

E alla fine Predator fu. Dopo il primo e leggendario capitolo diretto da John McTiernan nell’87 e una serie di sequel/spin off uno peggio dell’altro, stavolta ci siamo. Però con la necessaria premessa di tenere ben in considerazione che il primo Predator rimarrà inevitabilmente unico, poiché quella pellicola è figlia dei suoi tempi, e provare a riutilizzare la stessa alchimia creerebbe un falso storico non di poco conto. 

Detto ciò in quest’opera non mancano certamente alcuni archetipi del genere col quale lo sceneggiatore/regista Shane Black ha costruito la sua carriera, difatti la sceneggiatura di The Predator per molti aspetti riprende un certo legame con gli action della prima metà dei ’90, ove era presente una sana dose di testosterone ed ignoranza da manuale del buon action di una volta, e di cui lo stesso Shane Black contribuì a scrivere. La vera grande differenza con il titolo dell’87 risiede nell’approccio generale alla storia: il film di John McTiernan era un action dal tono serioso, duro e puro, mentre in questo sequel quella purezza viene sostituita dalla black comedy alla Arma Letale.

Possiamo considerare The Predator come un blockbuster di serie B oppure un action ignorante d’autore, scegliete voi qual è la definizione più appropriata. Ad ogni modo rappresenta un ritorno al passato, al classico, ma con elementi di contemporaneità non semplici da amalgamare in un titolo del genere, a partire dall’emancipazione della figura femminile.

Inoltre è piuttosto bizzarro che il focus di un titolo prevalentemente d’azione sia incentrato in futili dialoghi senza nessuna pretesa. Probabilmente merito delle aspettative che si hanno da uno sceneggiatore di successo come Black, aspettative che in tal caso non sempre vengono ripagate a dir la verità, ma che altre volte invece funzionano. Il “gruppo dei pazzi” è infatti  funzionale alla scrittura e all’atmosfera scanzonata della regia. Come non sono fini a sé stessi anche i momenti più splatter.

Le note dolenti riguardano alcune scene realizzate in modo piuttosto dozzinale e confuso. Tant’è vero che alcune morti “eccellenti” non si riescono nemmeno a vedere bene, ed è assurdo che qualcosa del genere avvenga nel 2018. Inoltre non trova giustificazione nemmeno il fatto che alcuni elementi della trama siano esplicitamente tanto forzati quanto inutili al corso degli eventi. Potremmo supporre che alcuni di questi elementi appartenevano alla vecchia sceneggiatura, che a quanto pare si dice sia stata riscritta più volte. Chi lo sa.

Non siamo certamente di fronte ad un capolavoro, anzi si può tranquillamente affermare che non sia un film per tutti, ma per ogni cinefilo che si rispetti The Predator vale assolutamente il prezzo del biglietto, giacché non siamo di fronte ad un americanata qualsiasi, ma ad un lavoro che possiede una sua idea di cinema e un suo background proveniente da un glorioso passato che non chiede di spendere per esso una lacrima di nostalgia, ma di comprenderlo e ammirarlo per tutto ciò che rappresenta.

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