The Nun | Recensione

Cliché come se non ci fosse un domani, personaggi senza senso, dialoghi imbarazzanti, jump scare citofonati e sfigatissimi, noia e imbarazzo. In sintesi possiamo riassumere così The Nun, ultimo spin off della saga horror creata da James Wan.

The Nun è cronologicamente ambientato anni prima rispetto ai fatti di The Conjuring 2. La trama è incentrata sui motivi della comparsa tra i vivi del demone Valak, e del perché abbia assunto le sembianze di una suora. Il film è interamente ambientato all’interno di un monastero di clausura nei pressi di uno sperduto paese della Romania, che in tal caso ricorda molto quella apparsa in “Fantozzi contro Dracula”; ovvero medievale, bigotta e posto di merda. 

Ricordate il primo The Conjuring? Un film senza infamia e senza lode, ma ben realizzato e con la capacità di esaltare con un eccellente lavoro di montaggio e di luci le stesse atmosfere del classico horror in chiave contemporanea. Quella pellicola, insieme ad Insidious (sempre di James Wan), ebbe il merito di dar vigore ad un certo horror di vecchio stampo che ormai veniva considerato anacronistico. Il successo di The Conjuring mise in cantiere la produzione del suo sequel, e successivamente gli spin-off incentrati sulla storia della bambola demoniaca Annabelle. 

Peccato che alla lunga prima o poi tutto finisca col stancare, e in effetti i primi campanelli d’allarme si erano già avvertiti con Annabelle, ma adesso con The Nun quest’impressione è divenuta certezza: qualcosa si è rotto e non funziona più. Un po’ come è avvenuto alla Marvel negli ultimi anni con i suoi film lampo e stampo.

Una notevole differenza con i precedenti capitoli riguarda l’assenza di una sorta di tensione crescente col proseguimento degli eventi, giacché in The Nun fin dalla prima mezz’ora viene mostrato di tutto e di più in modo molto esplicito e alquanto approssimativo, lasciando solo tanta amarezza fin dai primi istanti per aver pagato l’ingresso del cinema. Un po’ come vedersi rovinare una scommessa di calcio con la prima partita d’anticipo.

Altro elemento piuttosto fastidioso è la presenza di personaggi secondari assolutamente fuori luogo, utili solo a dare un senso al finale. Ciò fa seriamente pensare che durante la fase di pre-produzione abbiano posto l’interesse solo per il personaggio della suora, lasciando tutti gli altri aspetti del film in mano ad un delfino ubriaco con un disturbo della personalità bipolare.

Mancano le idee, manca una storia solida, mancano degli attori credibili, manca tutto. Si potrebbero perfino chiedere i danni morali per ciò che si è visto sullo schermo. Dispiace, dal momento che l’horror è spesso uno dei generi che offre gli spunti più interessanti sul piano cinematografico, riuscendo spesso ad affrontare argomenti seri e importanti da una posizione che molti considerano privilegiata. Peccato che poi basti un titolo del genere per banalizzare un’intera categoria. 

 

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