Tango e Cash | Recensione

Prendete due tipi come Sylvester Stallone e Kurt Russel e fategli fare quello che volete, ne uscirà comunque un capolavoro. E’ questo ciò che devono aver pensato quando scrivevano la sceneggiatura di Tango e Cash, e ovviamente non si sbagliavano per nulla, giacché questo film è indubbiamente uno dei buddy cop più memorabili di tutti i tempi. Nonostante una trama banale e sempliciotta che qui conta quanto la trama di un porno, Tango e Cash è entrato prepotentemente nel nostro immaginario collettivo grazie alla sua sana dose di ignoranza e testosterone tanto di moda in quegli anni. 
Ray Tango (Stallone) e Gabe Cash (Russel) sono i migliori poliziotti della città, numerosi sono infatti gli arresti che compiono durante la loro attività. Fin troppo bravi da innervosire un importante boss della criminalità locale, che stanco di perdere ingenti somme di denaro a causa loro, li incastra di fronte alla legge con delle prove costruite ad hoc.
Il piano funziona e i due vengono condannati e sbattuti in carcere, rinchiusi insieme a tanti galeotti che loro stessi avevano fatto finire in gattabuia. Inevitabilmente l’unico modo per rimanere vivi sarà quello di evadere dal centro di detenzione e affrontare faccia a faccia la questione, scoprendo e affrontando chi li ha incastrati.
Poche volte i buddy movies deludono, almeno per gli appassionati del genere, e Tango e Cash non è da meno. Abbiamo uno Stallone che interpreta stranamente la parte di un personaggio più pacato del solito, anche dall’aspetto esteriore, con occhiali da vista e vestiti Armani. E proprio per questo insolito personaggio riesce a stare giusto una spanna sopra a Kurt Russel, quest’ultimo più impegnato ad interpretare una specie di Jack Burton, ma più preparato all’azione rispetto a quello visto in Grosso Guaio a Chinatown

Nei fatti Tango e Cash è una commedia nascosta da film poliziesco/action, un fenomeno molto comune per quei tempi (Demolition Man docet), con una sceneggiatura impregnata di testosterone e virata verso quella sana cafoneria come ormai non si vede più da tempo.
In tutto l’arco del film gli incroci di frecciatine tra i due protagonisti diventano una specie di carburante per andare avanti con una trama che di fatto non ha molto da dire, ma va bene così. 
Durante le riprese del film gli inconvenienti furono molteplici, a cominciare da una sceneggiatura incompleta e in continua evoluzione durante le riprese. Per non parlare del regista Andrei Konchalovsky, fuggito via dal set dopo l’ennesimo litigio con  la produzione. Fortunatamente per noi le riprese continuarono nonostante questo caos.
Il film non ebbe il successo sperato al botteghino, grazie anche ad una mediocre campagna pubblicitaria che contribuì ad affondarlo, ed è un peccato perché magari a quest’ora avremmo avuto una trilogia sul quale discutere.
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