Tango e Cash | Recensione

Prendete due tipi come Sylvester Stallone e Kurt Russel e fategli fare quello che volete, ne uscirà comunque un capolavoro. E’ questo ciò che devono aver pensato quando scrissero la sceneggiatura di Tango e Cash, e naturalmente non si sbagliavano giacché è indubbiamente uno dei buddy cop più memorabili di tutti i tempi. Nonostante una trama banale e sempliciotta che qui conta quanto la trama di un porno, Tango e Cash è entrato prepotentemente nelle nostre grazie alla sua sana dose di ignoranza e testosterone tanto di moda in quegli anni e ben confezionata su misura per attori come Russell e Stallone. 
Poche volte i buddy movies deludono gli appassionati del genere e Tango e Cash non è da meno. Abbiamo uno Stallone che interpreta stranamente la parte di un personaggio più pacato del solito, anche dall’aspetto con occhiali da vista e dress code Moda Milano. Invece Kurt Russell è più impegnato ad interpretare una specie di Jack Burton ma con un altro nome. 

La patina action di Tango e Cash nasconde in realtà una commedia comune per quei tempi (Demolition Man docet). Sceneggiatura ridotta giusto il minimo sindacale per far andare avanti il duo e virata verso quella sana cafoneria come ormai non si vede più da tempo. Tant’è che nell’arco del film gli incroci di frecciatine tra i due protagonisti diventano una specie di carburante per andare avanti con poche spiccole e appiccicati con nastro adesivo, ma va bene così. 
Durante le riprese del film gli inconvenienti furono molteplici, a cominciare da una sceneggiatura incompleta e in continua evoluzione durante le riprese. Per non parlare del regista Andrei Konchalovsky, fuggito via dal set dopo l’ennesimo litigio con  la produzione. Fortunatamente per noi le riprese continuarono nonostante tutto. 
Il film non ebbe il successo sperato al botteghino, a causa anche di una mediocre campagna pubblicitaria che contribuì ad affondarlo, ed è un peccato perché magari a quest’ora avremmo avuto una trilogia sul quale discutere.