Spider-Man: Far from Home | Recensione

Spider-Man: Far from Home rappresenta l’ultima fase della cosiddetta “fase 3” dell’universo Marvel, il finale del finale dopo la conclusione scoppiettante di Avengers: Endgame. Proprio per questo motivo c’era molta attesa sull’ultima fatica dell’uomo ragno, nella speranza che trapelasse qualcosa in più sul futuro della Marvel nei prossimi anni. Chi attendeva qualche risposta rimarrà deluso dai post-credit, da sempre strumento per avere qualche indizio in più sul proseguimento della serie (“serie”non è un termine utilizzato a caso). Di recente è giunta a noi la notizia di quali saranno i titoli dei prossimi anni, ma nient’altro.

Fatta questa lunga premessa adesso parliamo di Spider-Man: Far from Home. L’uomo ragno, l eroe più seguito insieme a Batman e Superman, questa volta lo vedremo impegnato con uno dei villain più enigmatici: Mysterio, il tecnico degli effetti speciali più psicopatico del mondo, addirittura superiore al tizio che ha impegnato la sua vita per realizzare la computer grafica di Sharknado. Possiamo dirlo subito: è uno dei personaggi meglio riusciti dell’intero MCU, sia grazie al design del personaggio e sia grazie all’interpretazione del sempre splendido Jake Gyllenhaal. Difatti alla fine della giostra è l’elemento meglio riuscito di tutto il film, pur non avendolo nemmeno sfruttato a dovere, giacché avrebbero potuto fare di più con una maggiore accortezza. Evidentemente la fretta di concludere una fase fa brutti scherzi.

Far from Home è il classico film della Marvel, tecnicamente tarato per essere sopra la media di un qualsiasi blockbuster, eccetto per alcune cadute di stile. Ciò che cambia e rende interessante il titolo in questione sono le location, stavolta differenti dalla beneamata New York del nostro eroe, per giungere prima a Venezia, poi a Praga e infine a Londra. Insomma è il classico viaggio d’avventura esotico dei supereroi d’oltreoceano, una roba già vista più volte e mai concretamente studiata per uscire fuori dai soliti cliché. Però Venezia fa sempre la sua porca figura, e non a caso è la parte migliore del film.

Simpatico e poco altro, pensato per un pubblico più giovane rispetto alla media degli altri cinecomics, a tratti appare quasi come un teen-movie degli anni ’80.
Se invece cerchiamo un aggancio con gli Avengers in realtà di conclusivo con la fase 3 MCU ha veramente poco da dire. E non si spiega nemmeno perché sia considerato tale se non per questioni di becero marketing.

È un film consigliato soprattutto ai fan, mentre gli altri possono tranquillamente aspettare la guida TV de IlCinemista.

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