Speed | Recensione

Da quella marea di mediocrità proveniente ogni anno da Hollywood a volte capita che arrivi qualche titolo semi-interessante. In particolare negli anni ’90 era molto più raro di oggi trovare qualcosa di decente, dal momento che all’ epoca le sceneggiature venivano scritte alla cieca con un motherf**ker alla fine. In altri termini si puntava più sulla fortuna e sull’ingaggio di un famoso maschio alpha. Circostanze quasi impossibili oggi giorno (quasi).
Diretto da Jan De Bont, vede protagonista il mono espressivo Keanu Reeves, Speed è un action movie del 1994, ma non appartiene alla categoria degli action testosteronici di cui parlavamo prima, giacché Speed è un action sì alla vecchia maniera, ma che punta anche ad altri fattori. Un film che era un passo avanti per l’epoca, o forse una felice parentesi poi tornata in auge dopo i duemila. 
Speed è una specie di Fury Road ante-litteram, difatti le scene sono quasi tutte ambientate all’interno del bus in corsa, però a differenza di Mad Max non c’è un deserto post-atomico, ma semmai le più trafficate strade urbane di Los Angeles. Questo fa sì che ad ogni nuovo impedimento è necessario inventarsi una soluzione tanto bizzarra quanto lo sono le circostanze.
Ma non c’è spazio solo per l’azione, molta enfasi viene data alla profondità dei personaggi di secondo ordine. Tutto ciò favorisce un maggior coinvolgimento dello spettatore come del resto avviene ogni qualvolta viene dato più spessore ai personaggi secondari, senza lasciarli marcire nell’oblio delle figure bidimensionali.
Costato circa 28 milioni, ne incassò 350 in tutto il globo. Un clamoroso e inatteso successo che lo portò addirittura a vincere due premi oscar per il miglior sonoro e il miglior montaggio sonoro. Successo tra l’altro che diede ai produttori la cattiva idea di realizzare un seguito assolutamente non all’altezza del primo. 
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