Spawn | Recensione

Spawn è una serie a fumetti nata nel 1992 dalla mente di Todd McFarlane. Grazie alla sua peculiarità e il suo fascino “dark” riuscì in poco tempo a raggiungere il record di vendite negli Usa. La New Line Cinema, che nella speranza di ripetere quel successo acquisì i diritti di Spawn con l’idea di realizzarne un live action. Ma alcune scelte iniziali e un budget relativamente contenuto portarono inevitabilmente a un mezzo flop. A partire dalla scelta di un regista acerbo come Mark A.Z. Dippé, un professionista degli effetti speciali chiamato a dirigere il suo primo lungometraggio. 

Spawn appartiene a quella categoria di supereroi “maledetti” alla forsennata ricerca di un riscatto morale per aver venduto l’anima al diavolo (in questo caso letteralmente). È un eroe complesso, cupo, pieno di rancore per il suo destino avverso. Sfumature che però nel film rimangono sullo sfondo, mostrate in modo dozzinale, poiché più virato ad essere una banale lotta tra il bene e il male, con l’aggravante di una realizzazione tecnica che a tratti rasenta il ridicolo. Probabilmente se in fase di pre-produzione avessero spinto in direzione di un action più ignorante di ciò che è, oggi avremmo un film migliore di cui discutere, e invece Spawn è rimasto bloccato dentro quel limbo del ci-provo-ma-non-riesco. 

Da un dilettante allo sbaraglio come Dippé certamente nessuno si attendeva un capolavoro, però considerando il suo curriculum ci saremmo aspettati qualcosa di meglio sul piano tecnico, in particolare nell’ambito della computer grafica, e invece beffardamenre gli effetti speciali sono la parte più risibile dell’intera pellicola, a tratti davvero cringe, anche per gli standard di un videogame di fine anni ’90. In tal senso gli unici elementi degni di nota sono i costumi, sia di Spawn e sia del clown vestito da Denny De Vito.

Spawn è molto lontano dalla sua controparte cartacea, e per avvicinarsi a tale obiettivo avrebbe dovuto percorrere le stesse atmosfere darkettone e violente della graphic novel da cui proviene. Nondimeno manca di una sceneggiatura con una propria personalità e di un certo spessore. 

Ciononostante, se consideriamo il periodo nel quale Spawn arrivò nei cinema, non è il caso di continuare a mettere il dito nella piaga. Poiché negli anni ’90 i cosiddetti cinecomics non avevano ancora assunto il ruolo di categoria mainstream come avviene di fatto oggi, e oltre il Batman di Burton non avevano altri importanti riferimenti a cui attingere per avere un cinecomic di qualità per adulti. Probabilente il suo maggiore errore è stato di aver adattato un’opera truce e violenta ai gusti del pubblico generalista di quei tempi. Da questa prospettiva appare quanto meno giusto non buttarlo nel cestino dei film “scemi-e-basta”.

Ultimamente si vocifera di un possibile reboot sotto la regia del suo stesso creatore. Non resta che sperare che Todd McFarlane abbia fatto tesoro dagli errori passati e realizzi finalmente lo Spawn che ci meritiamo.