Sospesi nel Tempo | Recensione

Sospesi nel Tempo è una piccola perla cinefila diretta dal regista de Il Signore degli Anelli prima del suo approdo nella Terra di Mezzo, un’opera rilevante nella carriera di Peter Jackson poiché rappresenta il suo esordio a Hollywood, la mecca del cinema, grazie all’aiuto di Robert Zemeckis, che dopo aver letto la bozza della sceneggiatura inviatagli da Jackson stesso, ne rimase così colpito da chiedere alla Universal uno sforzo finanziario per concretizzare il progetto. Inoltre è un film che segna per Michael J. Fox l’ultimo ruolo di rilievo da protagonista in un lungometraggio, poco prima che la malattia gli compromettesse definitivamente la sua straordinaria carriera del bravo ragazzo della porta accanto.

La storia è piuttosto semplice: Frank Bannister è un cacciatore di fantasmi che in combutta con quest’ultimi estorce il denaro dei malcapitati con la promessa di liberare le loro case dall’infestazione dei suoi soci d’affari ultraterreni. Un modo utile per vivere alla giornata, ma soprattutto per completare quella casa con cui avrebbe desiderato passare il resto della sua vita prima che la sua compagna perisse a causa di un incidente stradale, lo stesso evento che ha donato a Frank le capacità sensitive per entrare in contatto con l’aldilà. Una nuova quotidianità che anni dopo viene interrotta a causa dall’arrivo in città di uno spirito malvagio. Semplice no?

Sospesi nel Tempo è un horror impregnato di humor nero, una chiara impronta di Peter Jackson dai tempi di BadTaste e Braindead, e sebbene a dispetto di quest’ultimi possieda una natura più mainstream (nelle intenzioni), non manca comunque di contenuti per adulti, sia sul piano visivo e sia nella scrittura. Una favola che per certi aspetti tocca le corde del cinema di Tim Burton, tuttavia rimane identitaria grazie alle peculiarità e le ambizioni tipiche del cineasta neozelandese, ciò è palese nella volontà di sfruttare al massimo la computer grafica a disposizione in quegli anni, aspetto da non sottovalutare per un regista fino ad allora con poca esperienza in produzioni relativamente ad alto budget, oltretutto proveniente da un paese senza una tradizione cinematografica rilevante sul piano internazionale. Nondimeno importante il fatto che le riprese siano state effettuate in Nuova Zelanda, lontano dalla presenza degli studi hollywoodiani e dal loro zelante controllo in fase di produzione.

Il cinema di Peter Jackson possiede una strana aurea magica, come quella di un bambino mai cresciuto con la passione del tetro, e sebbene con Sospesi nel Tempo siamo ben lontani dal gore deflagrante di Braindead, prendiamo atto di un (soft)horror magistralmente diretto e ben bilanciato tra la commedia e il thriller paranormale, a cui è difficile rimproverare una computer grafica piuttosto deteriorata dal corso degli anni. Un film importante nella carriera di Jackson dal momento che rappresenta quella fase di transizione tra l’anarchia cinefila dei primi tempi fino al compimento dell’impossibile con la saga di Tolkien. Peter ti vogliamo bene.

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