Quella casa nel bosco | Recensione

Nel mondo del cinema il genere Horror è quasi un mondo a sé stante, difatti alla pari di una disciplina orientale possiede le sue regole ferree alle quali non si può fuggire o altrimenti si rischia seriamente di essere ripudiati, com’è infatti accaduto recentemente a Cary Fukunaga per aver proposto alla produzione qualcosa di meno convenzionale per il remake di IT. Questo tanto per sottolineare che il problema ancora oggi persiste a causa dell’errata convinzione che nel genere horror solo attraverso i cliché si garantisce una buon successo di botteghino.
Naturalmente questo discorso non vale solo per la categoria degli horror, ma qui gli archetipi sono più duri a morire a differenza di altrove. Con la conseguenza di avere ogni volta un effetto dejavu.
Prendendo spunto da queste critiche è nata l’idea della sceneggiatura di uno degli horror più geniali di tutti i tempi: Quella casa nel bosco (The cabin in the woods), scritto da Joss Whedon e Drew Goddard
E se il primo individuo non ha bisogno di presentazioni, il secondo è anche il regista del titolo in questione, al suo primo e finora unico lungometraggio. Sceneggiatore anche di alcuni importanti film degli ultimi tempi, tra i quali Cloverfield.
Quella Casa nel Bosco, con un titolo volutamente banale, è un film più complesso di quanto si possa immaginare se ci si concentra solo sulla trama, difatti se lo analizziamo più a fondo si scopre che è una pellicola articolata su più strati di lettura.
Il primo livello riguarda lo script: la storia di un gruppo di amici che decide di trascorrere un week-end in una casa isolata di campagna, per poi infine ritrovarsi inseguiti da zombie assassini.
Detta così il plot appare di una semplicità imbarazzante, come quello di un qualsiasi film horror, ma in realtà dietro questa circostanza c’è molto di più di una fotocopia di La Casa di Sam Raimi
[Spoiler] In realtà gli sventurati ragazzi si trovano all’interno di un perimetro al di sopra di una base iper-tecnologica, e sono stati scelti a loro insaputa come vittime sacrificali di un piano esoterico globale per la salvaguardia del mondo da antiche e potenti forze del male. [Fine Spoiler]
E se la trama vi sembra ancora banale sappiate che c’è dell’altro sopra le righe. Un altro aspetto del film riguarda la satira rivolta al genere horror, ed in particolare come dicevamo prima al suo essere ostaggio dei luoghi comuni, cliché che in questo caso vengono decontestualizzati e ridicolizzati all’interno della logica del rapporto spettatore-produttore-sceneggiatore. 
Per mettere in pratica questo messaggio diabolico degli autori, i protagonisti subiscono durante il film un’alterazione della loro personalità, affinché venga snaturata al fine di estrapolarne una macchietta da tipico film horror. 
Ed infine c’è l’ultimo livello: quest’ultimo è un omaggio al genere horror, riportandolo a ciò che non dovrebbe mai dimenticare di offrire allo spettatore, ossia un fiume in piena di sangue. Incubi che avranno il loro sfogo nella parte finale del film, tramite un’orgia di gore senza limiti e con la presenza di tutti gli incubi presenti nel nostro armadio degli orrori: zombie, clown, spettri, insetti giganti, etc..e c’è anche un unicorno…
Quella casa nel bosco è indubbiamente uno dei film più geniali degli ultimi decenni, con quest’opera il duo Whedon-Goddard mette in atto in modo sapiente un’analisi attuale della situazione della crisi del genere horror. Un film più unico che raro con l’incredibile capacità di auto-recensirsi da solo. 
 
….ma l’unicorno perché?

 

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