Quella Casa nel Bosco | Recensione

Quella casa nel bosco Nell’universo cinematografico il genere horror è quasi un universo a sé stante, difatti alla pari di una disciplina orientale possiede le sue regole ferree alle quali non si può sfuggire o altrimenti si rischia seriamente di essere ripudiati, come recentemente accaduto a Cary Fukunaga, fresco di defenestrazione per il remake di IT a causa di alcune divergenze artistiche con la produzione. Tutto ciò per evidenziare che il problema dell’omologazione del genere ai fini commerciali è ancora vivo e persiste, non solo per l’horror, ma qui le tradizioni sono più dure a morire che altrove, con la conseguenza di avere ogni qualvolta un deja-vu. 

Da queste circostanze nasce il tentativo di realizzare un horror anomalo, sopra le righe, satirico, ma allo stesso tempo un atto di amore verso il genere più bistrattato in assoluto. Quella Casa nel Bosco (The cabin in the woods), scritto da Joss Whedon e Drew Goddard. E se il primo non ha bisogno di presentazioni, il secondo è anche il regista del titolo in questione, al suo primo e finora unico lungometraggio. In passato sceneggiatore di alcuni titoli di successo, tra i quali ricordiamo Cloverfield.
Quella Casa nel Bosco, con un nome volutamente banale, è un film più complesso di quanto possa apparire inizialmente, un’opera articolata su più strati. 
La prima chiave di lettura è la più semplice e riguarda la prima parte del plot, che consiste in un gruppo di amici che trascorrono un week-end in un’isolata casa nel bosco, per poi in seguito ritrovarsi inseguiti da zombie assassini.
Detta così la storia appare di una banalità imbarazzante, come d’altronde lo è un qualsiasi horror dei primi duemila, ma in realtà dietro queste circostanze si cela la vera mission del duo Wheedon&Goddard, cioè la satira nei confronti della canonizzazione dell’horror e del suo essere ostaggio dei luoghi comuni. Cliché che in tal caso vengono decontestualizzati e ridicolizzati all’interno della logica del rapporto spettatore-produttore-sceneggiatore. Per mettere in pratica questo sottotesto viene utilizzato l’espediente narrativo dell’alterazione psichica degli ospiti della casa nel bosco affinché venga snaturata la loro personalità allo scopo di estrapolarne una macchietta da horror (“DIVIDIAMOCI!”). 
Ma non finisce qui, poiché Quella Casa nel Bosco è anche un omaggio all’horror grazie ai fiumi di sangue nel finale, con un’orgia gore senza limiti e la presenza di tutti gli incubi presenti nel nostro inconscio: zombie, clown, spettri, insetti giganti, etc.. unicorno incluso nel prezzo.
Quella Casa nel Bosco è indubbiamente uno dei titoli più geniali degli ultimi decenni, con quest’opera il duo Whedon-Goddard mette in atto in modo sapiente un’analisi attuale della crisi esistenziale di un genere fin troppo bistrattato basato sul meccanismo dello jump scare per il raggiungimento di incassi Easy al box office. Un film più unico che raro con l’incredibile capacità di auto-recensirsi da solo.