Quella Casa nel Bosco | Recensione

Quella casa nel bosco Nel cinema il genere horror è quasi un universo a sé stante, alla pari di una disciplina orientale possiede le sue regole ferree alle quali non si può sfuggire, o altrimenti si rischia seriamente di essere ripudiati, come infatti è accaduto a Cary Fukunaga, fresco di defenestrazione per il remake di IT a causa di alcune divergenze artistiche con la produzione. Questo punto per sottolineare che il problema dell’omologazione del genere ai fini commerciali è ancora vivo e persiste.

Naturalmente questo discorso non vale solo per l’horror, ma qui le tradizioni sono più dure a morire che altrove, con la conseguenza di avere ogni qualvolta un deja-vu. 
Da queste circostanze nasce il tentativo di realizzare un horror sopra le righe, satirico e allo stesso tempo un atto di amore verso il genere più bistrattato in assoluto: Quella Casa nel Bosco (The cabin in the woods), scritto da Joss Whedon e Drew Goddard. E se il primo non ha bisogno di presentazioni, il secondo è anche il regista del titolo in questione, al suo primo, e finora unico lungometraggio. In passato sceneggiatore di alcuni titoli di successo, tra i quali ricordiamo Cloverfield.
Quella Casa nel Bosco, con un nome volutamente banale, è un film più complesso di quanto possa apparire inizialmente, un’opera articolata su più strati. 
La prima chiave di lettura è quella più semplice, e riguarda la storia in sé, ovvero un gruppo di amici che trascorrono un week-end in un’isolata casa nel bosco, per poi infine ritrovarsi inseguiti da zombie assassini e chi più ne ha più ne metta alla lista.
Detta così il plot appare di una semplicità imbarazzante, come d’altronde lo è un qualsiasi banale horror dell’ultima decade, ma in realtà dietro queste circostanze si cela il vero messaggio dell’intero opera, ovvero la satira nei confronti della canonizzazione dell’horror, al suo essere ostaggio dei luoghi comuni. Cliché che in tal caso vengono decontestualizzati e ridicolizzati all’interno della logica del rapporto spettatore-produttore-sceneggiatore. Per mettere in pratica questo sottotesto viene utilizzato l’espediente narrativo dell’alterazione psichica degli ospiti della casa, affinché venga snaturata la loro personalità allo scopo di estrapolarne una macchietta da tipico personaggio film horror, e di conseguenza agiscono allo stesso modo di altre macchiette già visti nelle stesse circostanze (DIVIDIAMOCI!). 
Ma non finisce qui, poiché Quella Casa nel Bosco è anche un omaggio all’horror, ricordandoci che allo spettatore vanno offerti fiumi di sangue. Incubi che avranno il loro sfogo nel finale tramite un’orgia di gore senza limiti, con l’apertura delle gabbie di tutti gli incubi presenti nel nostro inconscio: zombie, clown, spettri, insetti giganti, etc.. unicorno incluso nel prezzo.
Quella Casa nel Bosco è indubbiamente uno dei titoli più geniali degli ultimi decenni, con quest’opera il duo Whedon-Goddard mette in atto in modo sapiente un’analisi attuale della crisi esistenziale di un genere fin troppo bistrattato e dal jump scare facile allo scopo di ottenere solo buoni risultati di botteghino. Un film più unico che raro con l’incredibile capacità di auto-recensirsi da solo. 
….ma l’unicorno, perché?