Pandorum | Recensione

pandorum recensione

Avete presente quando un tizio sbotta mentre siete in fila alle poste e parte dentro di voi quel disagio che vi toglie il fiato? Beh, non è nulla in confronto a chi va fuori di sennò all’interno di una navicella spaziale, e magari ritrovarsi proprio lì dentro per un lungo viaggio, o almeno così qualcuno deve aver immaginato scrivendo la sceneggiatura di Pandorum, uno sci-fi horror del 2009 diretto e ideato da uno sconosciuto regista tedesco di nome Christian Alvart. Un’opera derivativa dal sapore di già visto, quasi come un deja-vu, quasi come Punto di Non Ritorno di Paul W.S. Anderson, che qui guarda caso è in veste di produttore. I due titoli non sono esattamente identici, ma le analogie non mancano. 

Pandorum è decisamente il più banale dei fanta-horror dai tempi di Alien, contiene una trama lineare e tutti gli archetipi del genere con il solito gruppo di sopravvissuti, una navicella spaziale (l’Asylum) in mora con i pagamenti della luce, e infine degli esseri mostruosi. Oltretutto non mancano nemmeno dialoghi didascalici alternati ad altri imbarazzi buttati lì per caso solo per il gusto di accalappiare più gente possibile. Uno su tutti l’agricoltore asiatico esperto di arti marziali, che ti chiedi da quale genesi letteraria possa mai esser venuto fuori. Insomma cose così, con momenti splatter tanto per darsi quel tono adulto. E infine c’è anche Dennis Quaid rinchiuso in solitaria nella sua cameretta hi-tech, dato che probabilmente il suo cachet era troppo alto per ottenere qualcos’altro di diverso dall’interpretazione dell’uomo della poltrona accanto.

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Se poi vogliamo dirla tutta la ricostruzione dell’Asylum come mero lavoro di artigianato fa tutto il film, e non è poco per uno sci-fi che voglia essere considerato dai peggiori blog del web, in questi casi un buon set design è il minimo sindacale. Ma al netto dei pro (uno) e delle deficienze, Pandorum è un’opera che alla fine della giostra sa divertire come mero intrattenimento ignorante, giacché non possiede nessuna pretesa e tuttavia scorre tranquillo fino ai titoli di coda, aiutato grazie alla semplicità con cui tira dritto dal punto A al punto B attraverso lo stesso disegnino for dummies già visto in Event Horizon (e poi uguale-uguale in Intestellar). Inoltre una menzione speciale la meritano gli ominidi che appestano l’intera navicella spaziale con la loro maleducazione di nuovi neanderthal.

In conclusione: niente di memorabile questo Pandorum, ma una sua visione non vi ucciderà in seduta stante.

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