Noi | Recensione

Ma Noi chi? L’ultima opera di Jordan Pelee si può riassumere in questa piccola e semplice domanda. Chi sono loro e chi siamo noi.

Noi (“Us”, il titolo originale è già tutto un programma) è un film con una forte impronta politica dedicata al periodo in cui stiamo vivendo, dove “loro” si contrappongono ad una visione della società che fino ad oggi ritenevamo un punto fermo, nonostante i suoi difetti.

Eppure adesso siamo qua, a discutere se è giusto o no andare avanti con ciò che conoscevamo prima, oppure ricostruire un altro mondo da zero, o peggio ancora, ripartire da esempi del passato dimostratisi sia fallimentari e sia errati per storicità.

Noi è un metaforone politico duro e puro d’altri tempi, oltre che concepito in modo intelligente dal momento che evita di condannare tutti “loro”, e ciò perché “loro” siamo anche “noi” in una linea di demarcazione molto sottile ma del quale non possiamo assolutamente evitare di considerare. 

A dispetto della pellicola precedente, quest’ultima opera del cineasta afroamericano è un film tecnicamente un passo avanti, con un taglio più autoriale e di qualità. La prima parte è decisamente il momento migliore e a tratti davvero superba per fotografia e montaggio. Inoltre l’interpretazione attoriale è ottima, in particolare nelle loro controparti negative. 

Ma non è tutto oro ciò che luccica: Belli gli spot; bello il background di Pelee, bello il genere horror. Peccato che poi le cose devono essere fatte bene fino alla fine, e purtroppo non è questo il caso. Infatti Noi possiede un difetto grande quanto una montagna che risiede nel suo concepimento originario, poiché è chiaro che con l’andare avanti del film il messaggio politico di cui si fa portatore diviene una palla al piede da cui non sa più come uscirne. Ciò non significa che l’idea originaria sia sbagliata, anzi poteva considerarsi un valore aggiunto all’opera, ma a volte succede che quando si vuol strabordare iniziano i problemi, come appunto avviene in Noi, in cui la metafora politica diviene il deus ex-machina per portare avanti la scrittura, dimenticandosi però di essere un horror. E dunque finisce che quel valore aggiunto di partenza cessa di essere tale e diviene mangime per cineclub da basso impero. 

Ed è proprio per questo motivo che la parte finale di Noi è al limite della cazzata colossale, mettendo in un atto di suicidio kamikaze utile solo a portare avanti il suo scopo e del quale ce ne può fregare fino ad un certo punto. Poi basta però eh.

Se con Get Out Jordan Pelee ci aveva piacevolmente sorpreso (se non l’avete ancora visto affrettatevi a farlo), adesso non so se consigliarvi di vedere questo Noi. Forse le aspettative erano decisamente superiori al risultato finale e ciò ne ha intriso il giudizio finale.

Ad ogni modo io il sacrificio l’ho fatto, voi fate un po’ come ve pare.

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