Mute | Recensione

Mute è il quarto lungometraggio diretto da Duncan Jones, famoso per aver girato anni fa quella piccola perla sci-fi minimalista di Moon, e anche per essere il figlio di David Bowie. Ma bando alle ciance e andiamo subito al dunque, com’è questo Mute? Una merda.

Purtroppo il giudizio è piuttosto netto e con pochi spunti di riflessione che possano aiutarlo a raggiungere la sufficienza. Di buono possiede un’accattivante messa in scena delle immagini nel contesto di una Berlino del futuro cyberpunk. Peccato però che tecnicamente non sia del tutto impeccabile, ed inoltre non aggiunge nulla di già visto dal capostipite Blade Runner quasi 40 anni or sono.

Dal punto di vista narrativo esistono due storie separate ma complementari. Nella prima seguiamo Leo, un uomo muto a causa di un incidente avuto da ragazzino, in cerca del suo amore perduto, scomparsa misteriosamente senza lasciare tracce. Invece nella seconda vicenda i protagonisti sono due medici e amici di nazionalità americana che lavorano per un organizzazione criminale.

Le due storie sono destinate ad incrociarsi e questo dovrebbe creare una certa suspense, almeno a parole, che invece non arriva mai. Il problema principale sta nel fatto che è tutto realizzato in modo molto approssimativo, senza una regia degna di tale nome, né tanto meno con degli attori che riescano a dare la giusta profondità ai propri personaggi.

Il protagonista principale vaga da una scena all’altra come se fosse dentro un videogioco in cui quello che conta è solo andare avanti per completare la storia. Inoltre Mute manca di quei momenti introspettivi per un film che invece vorrebbe fare dell’introspezione il suo punto di forza, o almeno così appare. Di certo in questo caso non aiuta l’interpretazione sottotono di Alexander Skarsgard nel ruolo di Leo con il suo carisma di una Fiat Duna.

Tra un regia mediocre, una storia che non appassiona, ed uno scarso livello recitativo, il risultato complessivo e la noia e la disperazione che assale chiunque abbia deciso di non aver scelto un altro film. Tutto ciò per arrivare ad un finale pure peggio del previsto che manca di una certa plausibilità narrativa, assolutamente forzata per concludere con un tipo di finale non necessario.

Dopo Bright e Cloverfiel Paradox, Netflix stecca con la fantascienza pure al terzo colpo, per la serie non c’è due senza tre. A marzo è in arrivo sempre sulla piattaforma di streaming più famosa del mondo un altro film sci-fi diretto da Alex Garland. E’ il caso di preoccuparsi?