Moonfall | Recensione

Torna Roland Emmerich e per l’ennesima volta il mondo subisce una catastrofe di dimensioni bibliche, per l’occasione in grande stile a causa della caduta gravitazionale della luna, o più precisamente dal fatto che oltre la Nube di Oort a qualcuno stiamo sulle balle. Non è uno spoiler dato che il trailer rispecchia una buona percentuale del film e riserva poche sorprese come un qualsiasi disaster movie.

Moonfall è gargantuesco nelle intenzioni, d’altro canto non potrebbe essere altrimenti quando nelle retrovie c’è un uomo che ragiona solo in grande scala, un regista che col tempo abbiamo imparato a conoscere per le sue megalomanie. Emmerich non ha certamente bisogno di presentazioni, come non è necessario ricordare che i suoi migliori propositi poi si sfracellano a tutta velocità contro un muro di sceneggiature erette da un’intelligenza artificiale che non ha concluso la scuola dell’obbligo. Un marchio di fabbrica del cineasta tedesco, la ragione per cui gli vogliamo un gran bene da queste parti.

Emmerich-verse

Moonfall è orgogliosamente un blockbuster old school fin dalla sua impalcatura generale con quella sua intrinseca ingenuità quasi compassionevole. In passato avremmo sicuramente chiuso un occhio, anche due, adesso è impossibile e lo sa pure il caro Roland che per tirare avanti la carretta si affida a una catastrofe ancora più mastondotica del solito, malgrado un budget non proprio adeguato a ciò che in realtà vorrebbe essere, tuttavia rimane un lavoro ammirevole sul piano tecnico capace di contenere quelle lacune derivanti da una computer grafica non proprio eccelsa come invece ci si aspetterebbe da un tale cresciuto a pane e deflagrazioni, ma d’altronde era impossibile far di più senza una riserva aurea di un certo rilievo.

È chiaramente cinema nostalgico ex-tripla A che urla con orgoglio il proprio anacronismo, un luogo dello spirito in cui la sospensione dell’incredulità oltrepassa la soglia del buon senso e ove il complottismo spadroneggia sui professoroni, difatti non c’è teoria del complotto che Roland non abbia affrontato nella sua carriera, da Roswell alle Piramidi aliene, dalle profezie dei Maya alle stelle di Dyson, ed in effetti è tutto così magico, o almeno finché nessuno dice scemenze dentro un contesto che tenta di prendersi inutilmente sul serio.

Un coso rolandiano

Moonfall può essere apprezzato solo con la consapevolezza degli handicap di Emmerich-autore, anche qui tutti presenti e oggi oggettivamente più difficili da digerire rispetto ai tempi d’oro del Re mida di Hollywood, ciononostante rimane un cinema che merita comunque rispetto, frutto di una precisa visione gelosamente coltivata dal cineasta tedesco fin dagli esordi negli Usa. Non è certamente un blockbuster per tutti, in particolare per chi non ha vissuto gli anni ’90, mentre per gli altri invece resta impossibile resistere alla tentazione di risentire sulla propria pelle quell’ebrezza di quel cinema bidimensionale lì, in bilico sul filo del rasoio tra lo spettacolo e la baracconata.