L’uomo dei Sogni | Recensione

Può un mediocre film con una storia stupida e sciocca restare impresso nella testa per tutta la vita, e ricordarlo quasi come un’opera profonda anche se non lo è? A volte sì, è personalmente non so il motivo.
Unico film in cui ho sentito nominare Philn Robinson, regista de L’uomo dei Sogni, con protagonista il Kevin Costner dei tempi d’oro.

Il nostro beneamato Ray Kinsella, interpretato appunto dal nostro amico Kevin, vive felice (anche se la sua espressione dice il contrario) in una casa di campagna del midwest americano, con la sua dolce metà e una figlia mezza scema. La sua quotidianità scorre normalmente finché un giorno non inizia a sentire pian piano delle voci, che man mano divengono sempre più persistenti.
Adesso siamo sinceri: chiunque al posto suo avrebbe chiamato uno psichiatra, e invece qui no, perché il nostro buon padre di famiglia decide invece di assecondare quelle voci e la loro assurda richiesta di costruire un campo da baseball. Vi rendete conto? Le voci gli chiedono di entrare nel guinness dei primati come il più grande idiota di tutti i tempi. Ma roba da pazzi.
Allora il nostro decide di assecondare queste voci ed inizia a devastare il lavoro di una vita da agricoltore per realizzare questo beneamato campo da baseball. Concluso il lavoro non succede un bel niente, e sarebbe stato un bel film già così, la storia di un’idiota.

Ma proprio quando l’amico Kevin intuisce la cazzata fatta, inizia seriamente a pensare al suicidio, toh! ecco il miracolo. Una sera si materializza Joe Jackson, ex campione di baseball, ormai bello e defunto da anni, e con lui un po’ di ex-compagni di squadra per farsi una partitella.
Ma le voci di un pazzo non finiscono da un giorno all’altro senza una buona cura e un bel po’ di psicofarmaci prescritti, e allora le voci pretendono di più. Stavolta gli chiedono di andar a cercare altri ex giocatori, ancora vivi o in fase di stato terminale. Uno di questi è Darth Vader, ma lasciamo perdere.
Trovati finalmente tutti i membri della reunion, il nostro eroe scopre i motivi del suo caso clinico. Joe Jackson gli rivela che la voci provenivano proprio dalla sua testolina di becero agricoltore (quindi sì, era davvero pazzo), allo scopo di poter rivedere suo padre, anch’esso ex-giocatore di baseball, già seppellito anni prima.
Chiuso il sipario, nel finale code di macchine si dirigono verso casa sua per veder nuovamente giocare i loro vecchi beniamini.


Allora chiariamo quello che ho scritto all’inizio, la storia è indubbiamente una ciofeca, roba da demenza senile. E allora cosa mi piace de L’uomo dei Sogni? Innanzitutto l’ambientazione, sì l’ambientazione, adoro il campo di granoturco, mi ha sempre affascinato, devo aver visto troppi horror in gioventù. E se pensate che anch’io sia pazzo tenete presente che location simili sono state scelte da Nolan per Intestellar e Shyamalan per Signs, perciò sono in buona compagnia. E poi adoro quell’alone di mistero, con domande che richiedono necessariamente delle risposte, scrittori maledetti e morti che sembrano vivi. Non mi prendo la responsabilità di consigliarvi questo film, però se un giorno vi capiterà di trovarlo in televisione ricordatevi di una cosa.