Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo | Recensione

Lanci una pietra chi non ha mai avuto il desiderio di essere Indiana Jones, io ad esempio da ragazzino ne ero ossessionato, tant’è che probabilmente la mia passione per la storia deriva proprio dalla recitazione mono-espressiva di Harrison Ford.

L’Indiana Jones degli anni ’80 era qualcosa di superpazzesco®, un mix di action e avventura nato da un’idea di George Lucas e concretizzato dalle mani di Steven Spielberg, ovvero i due Re Mida dell’ epoca. Pochi fronzoli, Indiana Jones è una pietra miliare del cinema commerciale e non, e nessuno mi convincerà diversamente citandomi un film neorealista a caso. 

Ma poi arrivò quel giorno in cui Lucas e Spielberg decisero di sana pianta di realizzare un nuovo capitolo della saga, così, senza nemmeno consultarmi, de botto.

Ormai sono passati più di dieci anni dalla sua uscita nelle sale, alcuni non avrebbero mai voluto che ciò avvenisse poiché lo considerano come una coltellata alla schiena, ma d’altronde è andata così e adesso non resta che chiedersi se davvero Indiana Jones e il Regno del teschio di Cristallo è quella merda di cui molti vanno fieri di sbandierare, oppure in ballo c’è dell’altro. 

Sigla.

La nostalgia è quel sentimento che spesso dà una visione distorta del passato, e se c’è una cosa che ho compreso dai social network è che biologicamente siamo inclini a ricordare gli artefatti (e gli antefatti) della nostra gioventù per oro colato, anche quando facevano schifo al cazzo. Ad esempio è vero che la tetralogia di Indiana Jones degli anni ’80 spaccava, ma certamente non era esente da difetti o stronzate varie tipiche dei blockbuster del tempo, eppure all’ultimo capitolo della saga non gli è stato perdonato nulla, anche quando tutto rientrava perfettamente nei canoni della saga. Inoltre queste stroncatura hanno qualcosa di strano, giacché anche qui sono presenti quei momenti epici per cui Indiana Jones è diventato il cult che conosciamo oggi.

Indiana Jones e il Regno del teschio di cristallo è stato pensato per compiacere i fan, sia per coloro di vecchia data e sia per accattivarsi le nuove leve, da qui l’idea di aggiungere il figlio di Indiana, interpretato da Shia Leboeuf, all’epoca attore ancora acerbo. Ma al netto dei suoi evidenti limiti quali sono una recitazione spesso sottotono, personaggi macchietta e fotografia da filmino matrimoniale anni ’90, per altri aspetti non si può non tener conto dei suoi aspetti migliori che ne hanno fatto un marchio di fabbrica, dall’avventura in salsa storica/esoterica all’action-comedy. Alcune trovate sono riuscite e altre meno, come del resto avviene normalmente in un qualsiasi film. 

La trama è uno dei suoi punti di forza, un mix di esoterismo/sci-fi complottista che tanto ci piace al cinema (solo al cinema però). Chiunque abbia giocato al punta e clicca Indiana Jones and the fate of Atlantis avrà notato come Spielberg abbia preso molti spunti dalla trama di quel gioco, giacché anche lì era presente un’antica razza aliena interessata in qualche modo alle origini della civiltà umana. Secondo me è stata una scelta azzeccata il tocco alla X-Files. 

Peccato che spesso la storia vada avanti tramite forzature sia di sceneggiatura che di momenti di assoluta implausibilità di tipo gravitazionale, come ad esempio il triplo salto mortale con mezzo avvitamento nelle cascate in Amazzonia. Ma come detto prima fa tutto parte dei canoni della saga, quindi poco male, però è anche vero che volendo poteva andare diversamente, perché c’è sempre un’alternativa. 

Indiana Jones ci ha ben abituato a delle scene action indimenticabili, e difatti anche qui il momento più riuscito avviene durante l’inseguimento nella giungla, che tanto ricorda il miglior Indiana Jones dei tempi d’oro. Entusiasmante il duello di spade tra una jeep e l’altra. Dico sempre che se proprio si deve far una cazzata bisogna crederci fino in fondo e realizzarla come si deve. Detto/Fatto. 

Infine come non citare la presenza del tipico stile genuino e un po’ infantile di Spielberg, con location molto curate e un’atmosfera aulica. E altri elementi sono stati davvero ben studiati in modo cinematografico come ad esempio è stato fatto con gli alieni di cristallo, peccato che poi si uniscano per formare una specie di peluche a forma di extraterrestre. Beh che dire, anche questa potevano risparmiarsela e tenere gli alieni di cristallo separati. 

In conclusione Indiana Jones e il Regno del teschio di Cristallo non è certamente il migliore della saga, ma neppure lammerda descritta dai quei fan delusi del ritorno del proprio beniamino. Come già scritto prima è assolutamente inutile assecondare ricordi nostalgici per giudicare un film del presente, semmai ha più senso tentare di contestualizzare un’opera dagli intenti di chi l’ha prodotta, ma considerando pure la realtà in cui viviamo e che ormai ha da tempo perso la sua genuinità. Amen. 

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