Il Signore degli Anelli | Recensione

La trilogia de Il Signore degli Anelli è la trasposizione cinematografica del romanzo omonimo scritto da J.R.R. Tolkien, un libro per certi aspetti considerato come il capostipite della letteratura fantasy contemporanea e fonte di ispirazione anche per molti giochi di ruolo e videogames.
Il genere fantastico appartiene a quella categoria di film apparsa sporadicamente in passato solo tramite qualche titolo di cauto successo come La Storia Infinita, Labyrinth e pochi altri ancora. Ed è stato solo grazie all’arrivo nei cinema de Il Signore degli Anelli che abbiamo visto spalancare le porte del fantasy ad un pubblico piuttosto eterogeneo, per non dire a tutti.

La prima trilogia del Signore degli anelli, diretta dal regista neo-zelandese Peter Jackson, è indubbiamente una delle serie cinematografiche più imponenti e ambiziose di tutti i tempi, con all’attivo otto anni di realizzazione e un budget complessivo attorno ai 300 milioni di dollari. Prodotto come un unico grande film e successivamente diviso in tre parti in fase di post-produzione.

Col senno di poi è notevole evidenziare come il ritmo de Il Signore degli Anelli sia molto più lento e dilatato rispetto ad un blockbuster di oggi, montaggio e tempi di inquadratura sono infatti più simili ad un’opera seriale come ad esempio a Il trono di Spade. E non è un fattore di poco conto in un settore di intrattenimento in cui si corre sempre più veloce, e la contemplazione dell’immagine viene spesso trascurata a favore di un ritmo frenetico da offrire in pasto ad un pubblico ormai assuefatto nel contesto di una società schizofrenica. 

Un’altra constatazione riguarda la passione smodata di Jackson per il gigantismo in tutte le sue declinazioni, difatti sono numerose le inquadrature dei paesaggi dall’alto che richiamano alla memoria gli sterminati panorami del cinema di John Ford. 
Anche le scenografie sono maestose, e imponenti sono le battaglie in campo aperto tramite l’utilizzo massiccio della computer grafica. 
Sono smisurati i boschi, le città, le foreste e le creature. Sono immensi i valori che rappresentano il coraggio, l’amicizia e l’amore. Epicità ovunque.
Insomma Il Signore degli Anelli è un monumento a ciò che di più grande possiamo avere dentro e fuori di noi. E non lascia margine di spazio alle zone grigie, c’è solo il bianco o il nero. Scegliere da che parte stare è d’obbligo, come presto capiranno anche gli hobbit. 

 
La compagnia dell’anello
Frodo scopre tramite Gandalf di aver ereditato da Bilbo l’unico anello del potere creato anticamente da Sauron, il signore delle terre oscure. L’anello ha un immenso potere ed è capace di corrompere l’animo di chiunque lo porti con sé. Scoperta la verità sull’anello, Gandalf incarica Frodo di portare il “pesante fardello” a Gran Burrone affinché si possa decidere insieme ai rappresentanti della terra di mezzo come agire di fronte al rischio che l’anello ritorni nelle mani del suo padrone. Da quella riunione nasce la compagnia dell’anello allo scopo di portare l’anello nelle terre oscure di Sauron fino al monte fato per eliminare definitivamente il pericolo del ritorno del ritorno dell’oscuro signore.
La compagnia dell’anello nel suo cammino dovrà vedersela contro i Nazgul, gli orchi, gli Uruk-Hai creati da Saruman e il Balrog sotto le miniere di Moria. 
Alla fine, dopo una lunga riflessione, Frodo decide di lasciare la compagine per proseguire le missione da solo, accompagnato soltanto da Samvise, in quanto è impaurito del rischio che l’anello porti alla follia il resto dei suoi compagni di viaggio come è già avvenuto con Boromir.
La compagnia dell’anello è il capitolo più avventuroso dei tre, un fantasy on the road con meno battaglie in campo aperto, ma con più inseguimenti, luoghi oscuri da valicare e misteri ancora da svelare.
Alcune location, tra ricostruzioni in studio e l’uso della computer grafica, sono affascinanti quanto sbalorditive, in primis le Miniere di Moria con le sue atmosfere alla dungeon&dragons.
Altra location ben realizzata è la contea di Hobbiville, ricostruita nei dintorni della cittadina di Matamata nell’isola del nord della Nuova Zelanda. La contea è il luogo più importante dell’esistenza degli Hobbit, perciò Jackson per l’occasione volle assicurarsi una ricostruzione quanto più possibile fedele al libro e allo stesso tempo realistica, e perciò affidò l’incarico a due dei più famosi illustratori dell’universo tolkeaniano.
 
Le due Torri
Legolas, Aragorn e Gimli attraversano Rohan per cercare gli hobbit rapiti dagli Uruk-hai e, credendoli morti, si recano da re Theoden assieme al redivivo Gandalf.
Saruman svela a tutti finalmente la sua natura di doppiogiochista e decide di attaccare Rohan che nel frattempo si è rifugiata nel fosso di Helm, un antico bastione impenetrabile e ultimo baluardo del regno di Rohan.
Dopo una lungo e sanguinoso assedio, e grazie all’aiuto della cavalleria guidata da Gandalf, l’esercito degli uruk-hai viene sconfitto e costretto alla ritirata.
Nel frattempo sull’altra sponda, Frodo e il suo amico Samvise, guidati da Gollum, continuano il loro viaggio verso Mordor e il Monte Fato tra molte difficoltà dell’impervio percorso.
Le due Torri probabilmente è il capitolo più epico della trilogia, l’assedio del fosso di Helm rimane ancora oggi una delle migliori battaglie mai viste sul grande schermo. 
Nessuna introduzione allo scopo di ricordarci i fatti antecedenti alle due torri, a dimostrazione che per Jackson non c’è spazio per il pubblico occasionale.
La location del regno di Rohan rimane la mia preferita, con la cittadina e la reggia del sovrano che trasbordano di mitologia norrena. Cheapeu.
Il Ritorno del Re
Le truppe di Mordor dopo aver conquistato la città di Osgiliath iniziano la marcia versoMinas Tirith, capitale di Gondor. Aiutati anche dall’incapacità e la follia del sovrintendente Donethor di gestire le difese del regno.

E’ l’inizio del lungo assedio sotto le mura di Minas Tirith, che dopo il suicidio di Denethor passa alla guida di Gandalf intendo a una disperata difesa contro la superiorità numerica del nemico. 
Con l’arrivo di Re Theoden, sovrano di Rohan, Minas Tirith ottiene un attimo di respiro fino all’arrivo dell’esercito dei morti guidato da Aragon, portando così infine i nostri eroi alla vittoria finale.

Sconfitto l’esercito di Mordor non resta altro che marciare verso Mordor per aiutare Frodo e Samvise a raggiungere la vetta del Monte Fato, cercando di distrarre l’occhio di Sauron e le sue truppe rimaste a presidiare le difese.
Nonostante l’esitazione di Frodo nel disfarsi dell’anello, l’intervento provvidenziale di Gollum di rimpossessarsi del suo tesoro causa la distruzione del pomo della discordia.
Finito tutto Aragorn si congiunge a nozze con la figlia di Elrond e viene incoronato Re di Gondor. Mentre Gandalf, Bilbo e Frodo partono insieme agli ultimi elfi residenti della terra di mezzo verso Valinor, chiudendo così la Terza Era.
Il Ritorno del Re con un budget di produzione di 100 milioni di dollari ha ottenuto un incasso superiore al miliardo. Sono numeri importanti che indubbiamente consegnano alla storia del cinema Peter Jackson nell’olimpo dei più influenti registi di tutti i tempi, sia per la qualità dell’opera e sia per il successo commerciale dell’intera trilogia.

Possiamo scommetterci che la saga cinematografica de Il signore degli Anelli rimarrà per sempre impressa come una pietra miliare del cinema fantasy e del cinema in generale. Con vette di epicità idilliaca che sfido chiunque a trovarmi qualcos’altro di simile in giro.
Se non avete mai visto le versioni Extented Edition vi consiglio prima o poi di recuperarle perché aggiungono molto di più di qualche scena eliminata. Difatti queste scene in più offrono una maggiore profondità e riflessione al racconto, e ne accrescono la percezione trascendentale dell’opera.