Il Corvo | Recensione

il corvo recensione

“Fuoco e fiamme! Fuoco e fiamme!”

Ma vi ricordate de Il Corvo? Quel film dall’atmosfera cupa e impregnata di frasi smielate degne di una rock ballad. Dopo il suo arrivo nelle sale molti teenager si premurarono di scrivere nei propri diari di scuola la qualsiasi fesseria pronunciata da un morto con il trucco in faccia per apparire un tipo strano, come se già non bastasse il fatto che fosse resuscitato.

“Fuoco e fiamme! Fuoco e fiamme!”

Il primo lungometraggio di successo di Alex Proyas è una storia d’amore e di vendetta, in cui un tale viene brutalmente defenestrato e la sua compagna uccisa a sangue freddo. Il suo ritorno tra i vivi diviene lo strumento divino per una giustizia sommaria, oltrepassando qualsiasi buon senso dello Stato di diritto.

“Fuoco e fiamme! Fuoco e fiamme!”

Il corvo recensione

Ma cos’è che ha reso speciale Il Corvo, tanto da poterlo considerare uno dei fenomeni pop più influenti tra i giovani degli anni ’90? Probabilmente le sue atmosfere dark hanno rappresentato per una generazione di ragazzi un elemento di riconoscimento e di controcultura, in contrasto con i vivaci colori degli anni ’90, dei videoclip di Michael Jackson, di Clinton, e della terza via. Già è un indizio. Inoltre il soprannaturale, il sangue, la violenza, si mescolano con una storia sentimentale da romanzo Harmony.

Suggestioni che all’epoca furono apprezzate da una vasta platea di pubblico, dalle studentesse del liceo ai metallari.

“Fuoco e fiamme! Fuoco e fiamme!”

Il Corvo possiede un’aurea da poeta maledetto che funziona, con le sue frasi ad effetto e la sua lugubre città decadente, annegata da una pioggia scrosciante di lacrime ininterrotte (sono entrato nel mood). Nelle strade della città la violenza è palpabile, Dio è rimasto fuori ad attendere che la nuova Sodoma finisca in macerie, malgrado sia in linea col progetto di speculazione edilizia della malavita locale.

“Fuoco e fiamme! Fuoco e fiamme!”

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E a proposito del villain, l’interpretazione di Michael Wynchott è stupefacente, con quella sua flemma sopra le righe mentre il mondo va letteralmente a fuoco. Un ruolo che gli ha offerto la giusta visibilità per uno dei caratteristi più sottovalutati degli ultimi decenni. E infine non dimentichiamo il bravo Brandon Lee, morto per un incidente sul set. Pace all’anima sua. Per continuare le riprese utilizzarono la costosissima tecnica del morphing, in combutta con all’ausilio di semplici giochi di inquadrature.

Il Corvo è rimasto nell’immaginario collettivo per tutte queste ragioni sopra elencate, come un’immagine iconoclasta di un film bello e maledetto. Un luogo dello spirito in cui non può piovere per sempre, ma possono sodomizzarci quando vogliono.

“Fuoco e fiamme! Fuoco e fiamme!”