Il Corvo | Recensione

Non si sbaglia la gente quando pensa al cinema come un luogo di intrattenimento per passare una serata con gli amici, infatti il tempo trascorso al cinema rimane innanzitutto un momento di aggregazione ed è il motivo principale per il quale resta ancora a tutt’oggi un settore redditizio. Eppure con il passare del tempo e con l’arrivo di internet le cose sono cambiate, infatti c’è una maggiore consapevolezza di cosa si va a guardare, girano più informazioni, i nerd sono cresciuti, i cinefili-nerd altrettanto, e il web ormai è alla portata di tutti grazie agli smartphone. Non è un caso che anche Hollywood abbia adeguato i suoi standard ai nuovi gusti scrutati tramite i social network.
Però in tempi dove girano molte informazioni e più velocemente rispetto al passato è inevitabile non accorgersi dell’altra faccia della medaglia, ovvero una trasformazione di qualsiasi cosa in un prodotto usa&getta, e in questo senso il cinema non fa eccezione. Troppo spesso dimentichiamo un bel film fino all’arrivo di un altro fenomeno da baraccone, e così via, senza una via d’uscita. 
Di conseguenza è per questa cagione che probabilmente teniamo molto di più ai film del passato, perché semplicemente c’era più tempo per assorbirli, per discuterne, a volte nel bene e altre volte nel male, nel senso che il film in realtà non meritava chissà quale menzione speciale, però ci andava bene anche così. Questa pochezza di informazioni nel passato, unito alla nostalgia generazionale, ha creato il fenomeno dei film cult. Ma sono davvero tutti degni di tale onorificenza? Non è così facile trovare un giudizio unanime perché purtroppo esiste la soggettività delle persone di fronte un’opera.
Nel 1994 arriva nelle sale un film destinato ad entrare nell’immaginario collettivo di molti giovani di allora, grazie alle sue atmosfere cupe e alle sue frasi ad effetto, parliamo de Il Corvo, ultimo film in cui appare Brandon Lee prima di morire per un incidente durante le riprese del film. Quest’altro evento ha indubbiamente contribuito a rendere il film e l’attore quasi delle leggende del cinema, un po’ come è avvenuto anche con Heath Ledger con il suo Joker di Nolan.
Il Corvo è stato diretto da un regista australiano semi-sconosciuto ai più, e pochi sanno che prima di lui il ruolo era stato offerto a Dario Argento, che però declinò l’offerta perché ha sempre preferito girare film con attori mediocri e dimenticabili. Il Corvo comunque ebbe un successo di livello globale portandosi a casa quasi 200 milioni di dollari, nonostante l’aumento del budget dovuto agli effetti speciali per ricostruire in alcune scene il viso di Brandon Lee addosso agli stuntman che lo sostituirono dopo la sua morte.
La trama è presa dal fumetto omonimo, con alcune differenze delle quali in questa sede non ce ne frega niente. Quello che ho notato dopo un’ultima visione di questo film sono le vaghe, ma non troppo, somiglianze con Robocop. Difatti Il Corvo ripropone una versione dark della città distopica di Detroit e mette in scena un villain che brucia la città a fini speculativi, cioè lo stesso obiettivo della fantomatica multinazionale nel film di Ver Hoeven. Inoltre gli stessi cattivi sono raffigurati come dei drogati scalmanati, e muoiono male esattamente come avveniva in Robocop. Non so, non voglio dire che tutto ciò possa essere definito una scopiazzatura, però che noia crescere e vedere quelle sfaccettature che prima non si notavano e nemmeno importava conoscerle. 
Il Corvo è un film in cui i riferimenti dark sono evidenti ovunque, dalle atmosfere gotiche fino alla soundtrack metal, e ha indubbiamente il suo fascino anche per chi non ha molto a cuore quel mondo lì fatto di croci senza senso e gente vestita con il celophan nero. 
E poi non bisogna sottovalutare il lato romantico velato dalle atmosfere cupe e dalla brutale violenza di cui il film è impregnato, Il Corvo difatti si rivela in fondo come una tragedia greca tra due innamorati che hanno avuto la sfiga di vivere dentro un cesso a cielo aperto, e che per difendere il quartiere dove vivono finiscono morti ammazzati brutalmente dai cattivi di Robocop.
In sintesi se fosse uscito oggi non penso che avremmo gridato al capolavoro, e probabilmente avrebbe subito una presa in giro universale a forza di meme con le sue frasi smielate e ad effetto, però a pensarci bene anche altri cosiddetti cult del passato avrebbero subito la sua stessa fine, bisogna essere severi ma giusti. 
Però malgrado tutto Il Corvo rimane uno dei film più iconici degli anni ’90 meritandosi perciò davvero l’appellativo di film cult, nonostante io preferisca la pioggia eterna.  
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