I Goonies | Recensione

Il trascorrere del tempo ci permette di fare mente locale sul nostro passato e magari di dare un giudizio più equo sulla qualità effettiva di alcuni dei film della nostra gioventù con il quale abbiamo un certo legame affettivo, in particolare a chi è giunto a una certa età e magari nel frattempo è diventato genitore. Gli anni ’80 sono stati il periodo più florido per la nascita dei cult movie, in coincidenza con la fine della New Hollywood e la nascita dei moderni Blockbuster. Cult-movie che indubbiamente hanno contribuito a piantare le basi dell’odierna cultura pop, sfociata nel nerdismo più sfrenato, ma senza più l’accezione negativa di una volta.

Nella lista delle pellicole più amate e idolatrate degli ’80s non può mancare I Goonies, prodotto da Steven Spielberg, scritto da Chris Columbus e diretto da Richard Donner.  Nomi che fanno tremare le pareti. I Goonies è iconoclasticamente il vessillo dei ragazzi nati e cresciuti in un’altra epoca, in un mondo nel quale internet non aveva neppure iniziato i suoi passi verso la conquista del mondo e il 56K era ancora un miraggio. Un cult-teen-movie che ancora oggi smuove la nostalgia ai massimi livelli, anche grazie alle migliaia di repliche in televisione che hanno scolpito ogni singola scena nella mente di almeno due generazioni di ragazzi. 

Per i pochi che non lo sapessero: I Goonies sono un gruppo di ragazzini nati e cresciuti nella più classica delle province americane. Spensierati come un qualsiasi ragazzino della loro età, ma allo stesso tempo provati psicologicamente a causa di un imminente esproprio del quartiere in cui risiedono. 

Un’antica mappa dei pirati trovata per caso offre al gruppo la possibilità di vivere un’avventura alla ricerca del tesoro dei pirati. Una storia tanto banale quanto affascinante nella sua semplicità. In altri termini: il cinema di Spielberg. D’altronde chi non avrebbe voluto vivere un’avventura così? I Goonies appartiene a quella categoria di teen-movie piuttosto in voga in quegli anni, e rimane indubbiamente uno dei titoli più gettonati e memorabili tra i suoi coetanei, poiché detiene quella formula magica tipicamente spielberghiana dei sogni che diventano pellicola, esattamente in quell’incrocio tra il cinema come forma di business e la concretizzazione visiva dell’immaginario di un eterno bambino qual è Spielberg. 

Un’avventura che chiude il cerchio all’interno della nave di Willy l’Orbo, per l’occasione costruita in scala 1:1 e tenuta segreta durante le riprese allo scopo di immortalare lo stupore del giovane cast (impresa poi fallita a causa di esclamazioni non proprio adatte alle famiglie). 

Non c’è null’altro da aggiungere, se non ribadire come Spielberg sia riuscito nel giro di un decennio ad aver contribuito a far sognare diverse sub-generazioni di millennials. I Goonies è una storia di riscatto sociale di un gruppo di cosiddetti perdenti che ha permesso ai più giovani di immedesimarsi dentro la più classica delle storie per ragazzi alla ricerca del tesoro perduto, come se un’avventura del genere potesse accadere a chiunque e da un momento all’altro, anche a noi ragazzi di provincia, qualsiasi provincia. Speranze in seguito finite nel dimenticatoio dato che la realtà è un’altra cosa e il mondo degli adulti è semplicemente spietato. Altri tempi, oggi la nostalgia prevale sugli altri sentimenti, con quei Goonies lentamente andati via dai nostri anni migliori per lasciarci soli in questo mondo infame.

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