Ghostbusters: Legacy | Recensione

E chi chiamerai? Naturalmente i Ghostbusters, ovvio. Li chiami perché hai bisogno di una botta di nostalgia, perché rappresentano in qualche modo un luogo dello spirito in cui rifugiarsi dai problemi degli adulti. D’altronde è inevitabile: si nasce, si paga il mutuo e si crepa. Così è la vita. Lo sappiamo noi, e lo sa anche Hollywood che spinge sul pulsante della nostalgia per incassi easy al box office, e pertanto negli ultimi anni ha dato il via a una sequenza di prequel/sequel remake/reboot dei cult più blasonati dell’universo. Adesso è il turno di Ghostbusters, che dopo il passo falso del 2016 riparte proprio da Jason Reitman, allo scopo preciso di far ripartire la saga diretta dal padre con lo stesso spirito del capostipite e una rinfrescata alle pareti per non apparire anacronistico fin dalle intenzioni.

Vincere facile 1

Ghostbusters è un brand che non ha bisogno di presentazioni e nemmeno di chissà quale campagna marketing per pubblicizzarlo. Un cult rimasto nella memoria collettiva dei millennial, quasi un manifesto di una generazione cresciuta all’ombra dei buoni propositi mai avverati. Ragione per cui Ghostbusters cambia veste per non cambiare nulla, si rifà il look a là Stranger Things come strizzatina d’occhio verso le nuove leve per poi lanciarsi come fan service per emozionare un pubblico non più giovanissimo. E va bene così finché rimane confinato all’interno di un’operazione nostalgia, tuttavia Ghostbusters: Legacy dovrebbe essere in teoria anche un nuovo inizio, senonchè mostra i suoi limiti piuttosto evidenti proprio a causa di questa forsennata ricerca di fomentare il suo fandom storico con del citazionismo spinto mal riuscito e fin troppo forzato per le circostanze, anche a discapito di una struttura narrativa già non proprio originalissima.

Vincere facile 2

Ciononostante Ghostbusters: Legacy rimane un gradito ritorno che si fa amare fin da subito, basta una musichetta, un cameo, e il gioco è fatto. Jason Reitman conosce bene la formula per vincere facile, ma allo stesso tempo segue le orme del padre con una certa riverenza, a tratti funziona e qualche volta scivola nel ruffianesimo piu spacciato, però sempre con quel tocco magico che nonostante tutto conquista chi ricorda il 555-2368.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.