Explorers | Recensione

Per chi ha superato i trentanni da un pezzo gli anni ’80 sono stati quel periodo che ha dato luce ad alcune pellicole col senno di poi entrate nell’immaginario collettivo di quella generazione. Non pochi di questi film appartengono alla categoria dei cosiddetti fanta-teen-movies, nel quale ragazzini e adolescenti sono alle prese con un contesto di paranormale.
Simbolo dei teen-movies di quegli anni sono I Goonies, titolo prodotto da Steven Spielberg e diretto da Richard Donner. Ma sarebbe ingiusto dimenticare anche altri titoli dello stesso filone e di notevole valore come ad esempio Explorers, diretto da Joe Dante, conosciuto alle cronache per aver girato anche I Gremlins, altro grande must degli anni ’80.
I protagonisti di Explors erano i giovanissimi Ethan Hawke, River Phoenix, Jason Preston e Amanda Peterson. Il primo continua a tutt’oggi la carriera di attore ed ha partecipato recentemente ad alcune interessanti pellicole come Sinister e Predestination.

Invece River Phoenix morì tragicamente a causa di un miscuglio di alcol e varie sostanze proibite. All’epoca la notizia fece molto clamore dacché Phoenix era considerato una giovane promessa di Hollywood con la faccia da bravo ragazzo.

Chi sono gli explorers? Ben è il tipico ragazzino della provincia americana con una vita normale ma con degli strani sogni di schemi di circuiti elettronici, e prendendo nota su carta chiede l’assistenza del suo amico geek Wolfang per comprendere il significato di tali schemi.

Insieme intuiscono l’origine non terrestre di tali circuiti e seguendo alla lettera le indicazioni degli appunti realizzano in laboratorio un’apparecchiatura in grado di creare una bolla anti-gravità.
Dopo un paio di prove e false partenze, decidono di costruire una sorta di cabina di pilotaggio attrezzata per prendere comodamente il volo attorno i cieli della loro tranquilla cittadina.

Lo loro spensierate gitarelle notturne ad un certo punto però subiscono delle interferenze nei comandi di controllo del veicolo che provengono dallo spazio. Dopo esser fuggiti la prima volta successivamente cambiano idea e seguono l’istinto di lasciarsi trasportare nello spazio fin dentro l’astronave extraterrestre.

 
I primi 50 minuti sono decisamente la parte migliore del film, difatti raffigurano i momenti della curiosità e della costruzione del veicolo spaziale, e poi c’è una certa trepidazione nell’attesa di vedere come sono fatti questi extra-terrestri. La prima parte è un’esperienza indescrivibile se viene vista con gli occhi di un ragazzino, un po’ come sognare ad occhi aperti.
Peccato che poi arrivano le delusioni durante la seconda parte del film, difatti gli alieni mostrano le sembianze di pupazzi per uno spot di pannolini. E siccome al peggio non c’è mai fine si scopre pure che sono due ragazzini scappati di casa. Tutto ciò a rendere la situazione piuttosto imbarazzante per loro e per noi che li osserviamo (anche con gli occhi di un ragazzino).
In base a quello che si vocifera a quanto pare Joe Dante fu costretto a concludere le riprese del film in fretta e furia a causa del desiderio della produzione di far arrivare il film nei cinema pronto per l’estate, ostacoli che però a dirla tutta non avrebbero comunque cambiato di una virgola la sostanza della seconda parte di Explorers. 
Insomma resterà per sempre l’amaro in bocca di non aver visto una seconda parte meno pasticciata e ridicola uscita al cinema.
Comunque alla fine, nonostante tutto, quel pensiero nostalgico dei tempi andati non va via e perciò gli perdoniamo tutti i difetti che possiede, anche perché in fondo non aveva nemmeno chissà quale pretesa di elevarsi a capolavoro di genere. E poi lo perdoniamo anche perché un po’ perché siamo cresciuti e siamo più proni a lasciarci alle spalle il passato, e un po’ perché in fondo tutti avremmo voluto essere degli explorers, anche a costo di incontrare Topolino su Marte.

 

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