Essi Vivono | Recensione

Non di rado le star di Hollywood dichiarano esplicitamente il loro orientamento politico, difatti tra le fila degli Ex-Presidenti degli Stati Uniti troviamo un ex-attore come Ronald Reagan, che nel bene e nel male ha lasciato il segno durante i suoi due mandati. Per non dimenticare poi Arnold Schwarzenegger e il suo governorato in California. Entrambi Repubblicani sebbene a Hollywood la schiera più numorosa sia tra i simpatizzanti dei Democratici. Mediamente di orientamento liberal, la sinistra americana accetta di base il sistema del libero mercato, malgrado ne riconosca gli evidenti limiti, ma tra di loro c’è anche chi politicamente si è spinto più a sinistra, denunciando le fondamenta istituzionali del paese a stelle e strisce, tra i quali vi è il Maestro John Carpenter.

John Carpenter appartiene a quella sfilza di registi alternativi al mainstream con uno stile cinematografico così marcato che si potrebbe riconoscere un suo film a occhio nudo e senza particolari conoscenze cinefile, sia perché chiunque segua il cinema conosce già buona parte della sua filmografia, e sia perché i tempi e le inquadrature sono firmate in calcestruzzo in singolo fotogramma. Un cinema che ha fatto proseliti sulle nuove generazioni di cineasti, ed è proprio grazie a loro se oggi uno come Carpenter viene rivalutato dalle nuove generazioni del grande pubblico.
Carpenter si è sempre contraddistinto per il rifiuto del politically correct marcatamente di orientamento liberal, lo si era già visto in azione con Il Tredicesimo Distretto e Fuga da New York, ma con Essi Vivono si spinge oltre, urlando contro l’intero sistema del capitale fondato sul materialismo. Un sistema funzionale agli interessi delle classi dominanti, qui presenti come una razza aliena a nostra immagine e somiglianza, celata ai nostri occhi a causa di alcune trasmissioni via etere che hanno la funzione di intorpidire le menti. In un sistema fondato sul libero mercato la pubblicità è il suo core business, e in quanto tale è lo strumento principale per immettere messaggi subliminali per il dominio della società in cui viviamo. Essi Vivono rappresenta una metafora sull’estraneità del capitalismo a dispetto della natura del genere umano. 
Tuttavia Carpenter esagera nei confronti di un sistema socio-economico che in fondo qualche pregio lo possiede, ma il nostro predilige denunciare l’intero sistema poiché forse non ci trova nulla di buono, malgrado però sia una visione che non offre nulla di nuovo all’orizzonte. Certamente qualcuno potrebbe obiettare che trovare la quadra ai problemi del mondo non appartiene al pedigree di un regista, ma d’altronde è anche vero che mandare tutto in caciara è molto più facile rispetto ad affrontare le questioni più spinose in modo più costruttivo. Forse è proprio quest’aspetto la  maggior pecca dell’opera di Carpenter. 
La messa in scena di Essi Vivono rimanda ad altre opere, dai racconti di Orwell alla fantascienza degli anni ’50. Il make up degli “estranei” possiede un aspetto tanto bizzarro quanto voluto. Scelte stilistiche che in realtà passano in secondo piano se gli scopi di quest’opera sono destinati al di fuori dalla quarta parete. Difficile giudicare Essi Vivono senza tenere in considerazione questa simbiosi tre l’opera e la denuncia politica.  
Bizzarro, inquietante, e “carpenteriano” sotto qualsiasi punto di vista. Assolutamente da non perdere.

“I have come here to chew bubblegum and kick ass. And I’m all out of bubblegum”