Essi Vivono | Recensione

Non di rado abbiamo visto star di Hollywood a braccetto con gli schieramenti partitici d’oltreoceano, e viceversa. E difatti non a caso nella lista degli Ex-Presidenti degli Stati Uniti si annovera la presenza di un ex-attore come Ronald Reagan, che nel bene e nel male si contraddistinse negli anni ’80 per le sue decisioni in politica estera ed economica. Per non dimenticare poi i due mandati di Schwarzenegger come Governatore della California.
Nonostante il notevole successo di alcune di queste Star tra le fila dei Repubblicani, ad Hollywood la schiera più numerosa è sempre stata rappresentata dai simpatizzanti dei democratici. 
Mediamente di orientamento liberal, la sinistra americana accetta di base il sistema del libero mercato, riconoscendone però gli evidenti limiti sociali. Ma tra di loro c’è anche chi politicamente si è spinto oltre, entrando a gamba tesa contro le fondamenta istituzionali del paese a stelle e strisce, e uno di questi è il maestro John Carpenter.
Il maestro appartiene a quella categoria di registi con uno stile cinematografico così marcato che tecnicamente parlando si potrebbe riconoscere una sua opera ad occhio nudo. Sia perché chiunque ama il cinema conosce già buona parte della sua filmografia, e sia perché i tempi e le inquadrature sono firmate in calcestruzzo ad ogni scena. Un cinema che ha fatto proseliti sulle nuove generazioni, ed è grazie a loro se oggi la filmografia del maestro viene riscoperta da un pubblico mainstream. 
Carpenter si è sempre contraddistinto per il rifiuto del politically correct marcatamente di orientamento liberal, lo si era già visto in azione con Il Tredicesimo Distretto e Fuga da New York. Ma con Essi Vivono si spinge oltre, denunciando l’intero sistema del capitale fondato sul materialismo del consumo. E difatti la trama di Essi Vivono è solo un pretesto per raggiungere questo obiettivo, denunciando un sistema funzionale agli interessi delle classi dominanti, che in tale circostanza vengono mostrate sotto forma di una razza aliena celata in mezzo a noi, ma non riconoscibile alla vista a causa di trasmissioni via etere che hanno la funzione di intorpidire la mente degli uomini. In un sistema fondato sul libero mercato, la pubblicità ne è il suo core business, e perciò in quanto tale diviene lo strumento principale per immettere messaggi subliminali sulle classi sottostanti (rappresentata dall’intera razza umana).
Tale circostanza rappresenta una metafora sull’estraneità del capitalismo nei confronti del genere umano, in quanto esso è solo un facile espediente per controllare le masse col mezzo dell’inganno.
Ad onor di sincerità, forse Carpenter esagera nei confronti di un sistema che in fondo qualcosa di buono la possiede, ma predilige la semplicità della denuncia dell’intero sistema, voltandogli le spalle e non offrendo nessuna ulteriore riflessione di sorta verso i suoi punti più critici. Qualcuno obietterà che cercare una soluzione non è il suo mestiere, ma d’altronde è anche vero che mandare tutto in caciara è molto più semplice rispetto ad affrontare i problemi in modo più costruttivo, senza tener conto delle varie sfaccettature del contesto. 
Le trovate visive di Essi Vivono rimandano ad altre opere, infatti la società è dominata da un sistema che ricorda in parte le atmosfere orwelliane di una comunità sotto il controllo ossessivo delle èlites. Mentre altri elementi del film invece sono ispirati dalla fantascienza degli anni ’50 e ’60.
Il volto degli “estranei” è realizzato in modo un po’ bizzarro quanto volutamente ridicolo. Scelte stilistiche che in realtà passano in secondo piano se gli obiettivi di quest’opera sono destinati al di fuori dalla quarta parete. Difatti Essi Vivono è indubbiamente un film che lascia il segno per il vigoroso messaggio di cui si fa portatore, ed è difficile giudicarlo senza tenere in considerazione questa simbiosi.  
Visivamente comunque è un bel film, bizzarro, inquietante, e “carpenteriano” sotto qualsiasi punto di vista. Assolutamente consigliato.

“I have come here to chew bubblegum and kick ass. And I’m all out of bubblegum”