C’era una volta…a Hollywood | Recensione

Premessa: Non ho capito nulla dall’ultimo film di Tarantino, non ho capito qual è il suo scopo, né il suo significato, e dato che le sue ultime opere non mi siano particolare rimaste impresse, poco comprendo l’entusiasmo per questo nuovo lungometraggio, ma potrei sbagliarmi sul giudizio finale.

Proviamo a partire da qualche quesito: C’era una volta a Hollywood è un omaggio al cinema? In parte sì. Ma chi conosce Tarantino sa già che qualsiasi suo film è un omaggio alla settimana arte, un cinema fatto di amore e passione trasudanti ad ogni inquadratura. Sarebbe una facile lettura se ci fermassimo ad osservare solo quest’aspetto, ma non può essere così semplice. 

C’era una volta a Hollywood per certi aspetti è un lavoro che un po’ si discosta dal solito Tarantino, soprattutto nella prima parte, nel quale la firma del regista del Tennesse si mostra meno, sia nella struttura del film e sia nei dialoghi. In questa Hollywood non ci sono i figli di put*ana dell’universo tarantiniano, tanto meno non sentirete nessun “motherfucker” esclamato con il clamore con cui riesce a dirlo solo Samuel L. Jackson.

Elementi che fanno pesare la loro assenza, perlomeno un po’ straniscono. Ma va bene così, cambiare fa bene, anzi è d’obbligo per certi aspetti. Il punto è un altro: Cosa ci vuol dire Tarantino? C’è una conclusione sì, ed è pure divertente, però sembra un po’ scollata dal resto del minutaggio, potrebbe essere la conclusione di una qualsiasi altra storia di Hollywood. 

E’ un film costruito sulle spalle di alcuni attori tripla A, “allora, per il mio prossimo film chiamo Leonardo Di Caprio e Brad Pitt, facciamogli qualcosa di figo…mm..vediamo..ci aggiungo anche Charles Manson…ma sì che figata!”, più o meno immagino così il brodo primordiale del concepimento.

Nella Sostanza C’era una volta ad Hollywood racconta la discesa di una star del cinema, strutturata in una noiosa didascalia di scene ambientate nella old-Hollywood, scolate l’una con l’altra. 

C’è anche un aspetto psicologico, introspettivo, sulla vita dell’attore e le sue difficoltà di rimanere a galla, però non sembra sia riuscita granché, non è da Tarantino. Meglio il calcio-scommesse allora.

Grandissima interpretazione di tutti gli attori coinvolti, forse il miglior Brad Pitt della sua carriera (non era difficile eh), c’è anche il rimpianto Luke Perry. Su Margot Robbie nulla da dire, basta che ci sia.

Non so come concludere dal momento che non ci ho capito nulla. E’ un film consigliato? Certamente, tecnicamente ogni film di Tarantino è un manuale del cinema. E’ un bel film? Può darsi, ma senza clamori, qui non siamo dei fanboy tarantiniani. Il mio consiglio è di andare al cinema, a prescindere, ogni cinema è il posto più bello del mondo, ovunque esso sia, è merita di essere vissuto.