Avengers: Endgame | Recensione

È stata una lunga attesa ma adesso finalmente siamo giunti alla fine del primo giro di giostra. Avengers: Endgame è il capitolo finale di un lungo arco narrativo iniziato in modo fortuito con il primo Iron Man, e in seguito espanso e consacrato con The Avengers di Joss Whedon, vero artefice dell’universo Marvel e colui che ha piantato le linee guida per i successivi episodi dell’intera saga fino ai giorni nostri. Dopo il finale di Infinity War l’attesa per l’arrivo della seconda parte era quasi palpabile nell’aria. Fan e curiosi di tutto il mondo non aspettavano altro che di conoscere le sorti di Tony Stark e soci.

Eravamo rimasti al palo con la vittoria di Thanos contro gli Avengers, che grazie alle gemme dell’infinito e un semplice schiocco di dita ha posto fine alla metà degli esseri viventi dell’universo, compresi alcuni dei supereroi più amati dal pubblico, come Star Lord a Spiderman. Una circostanza che fin da subito dava adito all’idea che fosse solo una condizione temporanea. Ma con quali mezzi gli Avengers avrebbero ribaltato la situazione era tutto da vedere con l’arrivo nella sale di Endgame. Ciò che ci interessa valutare in questa sede è se cinematograficamente parlando ci siano riusciti o meno.

Diciamolo subito: chi ha amato fino ad oggi le avventure degli Avengers non rimarrà deluso, per loro il nirvana è assicurato poiché c’è tutto quello che si aspettano e anche di più, ma stavolta sparato all’ennesima potenza. Chi invece mal sopporta questo genere o è un semplice spettatore noterà le solite criticità che hanno accompagnato tutta la saga, benché stavolta non potrà far a meno di entusiasmarsi di fronte a dei momenti di assoluta epicità raggiunti soprattutto nella seconda parte del film, come non potrà non provare qualcosa di fronte all’uscita di scena di alcuni dei protagonisti assoluti di questa epica dei giorni nostri. In particolare la messa in scena dello scontro finale è assolutamente qualcosa di sbalorditivo (a dir la verità un po’ scopiazzata da Ready Player One), pensata e realizzata affinché rimanga nella memoria di tutti coloro che abbiano pagato il biglietto per vederlo, che a quanto pare accomuna metà della popolazione mondiale. Forse non possiede la miglior computer grafica vista sulla piazza, ad ogni modo il livello medio complessivo si aggira su standard qualitativi elevati, ma del resto ormai ci eravamo abituati, tant’è che preferiamo parlar d’altro. 

Amicizia, amore, ironia, scontri, lutto; l’ultimo capitolo degli Avengers è un po’ di tutto ciò, un frullato di emozioni in omaggio sia agli attori che hanno contribuito a tale successo e sia a quel pubblico che li ha seguiti fin dall’inizio, seppur nel complesso realizzato con la solita superficialità che contraddistingue i marchi targati Marvel. Questo sì ineluttabile. 

Endgame a suo modo conclude degnamente la storia di Tony Stark, padre eterno di tutti i supereroi che ci hanno accompagnato negli ultimi dieci anni, tra alti e bassi, tra emozioni e prese per i fondelli. Robert Downey Jr è già storia, probabilmente mai avrebbe immaginato un futuro della sua carriera così roseo, fatto di un passato con molte cadute e poi di una spettacolare risalita con Iron Man, superando in personalità anche il Wolverine di Hugh Jackman, ed inoltre migliorando il suo personaggio rispetto alla sua controparte cartacea. Il risultato finale è stato quello di divenire uno degli attori più iconici e amati degli ultimi tempi. Chapeau.

Scrivo da soccombente, scrivo come può scrivere uno che ritiene la saga degli Avengers una simpatica baracconata dal budget che avrei preferito veder utilizzato per altro tipo di produzioni sci-fi più autoriali, dove non ci siano uomini in costume, e magari ove sia presente un minimo di plausibilità. Ma è impossibile non constatare come negli anni la Disney/Marvel sia riuscita a macinare miliardi di dollari in tutto il globo e fidelizzato un’intera generazione, forse due, lasciando agli altri le briciole e imponendosi come il modello di business vincente. Non mi resta che il privilegio del punto di vista dello sconfitto, nella speranza che la prossima fase si riveli perlomeno più adulta.

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