Apocalypto | Recensione

Diciamoci la verità: a volte i film storici sono dei mattoni indigeribili dalla durata quasi insostenibile, e questo Hollywood lo sa bene tant’è vero che spesso si fa ricorso alla creatività degli sceneggiatori affinché aggiungano elementi tipici dei blockbuster, come carri da guerra che saltano in aria o protagonisti super-cazzuti. Chi ha detto il Gladiatore?
Questa categoria di film esiste in tutte le salse: biblici, pirateschi, medievali, rinascimentali. Tra i più notevoli, per quantità e qualità, troviamo quelli ambientati durante la seconda guerra mondiale oppure durante il Vietnam (un tema molto caro negli States).
Un caso a parte è Apocalypto di quel pazzoide di Mel Gibson, che invece ha scelto di giocare in un altro campionato, con un film folle degno della fama che Gibson ha meritatamente acquisito negli scorsi anni, tra scandali di abuso di alcol, arresti, e antisemitismo nemmeno tanto latente.
Apocalypto racconta la storia di un villaggio indigeno depredato dai Maya, e nel quale la popolazione viene resa schiava dai suoi carnefici allo scopo di dare in pasto le loro vite alle divinità precolombiane. Solo un uomo riuscirà a scappare dal quel terribile destino tramite una botta di culo chiamata “eclissi solare”. Da lì in poi inizierà una lunga fuga fino ad un finale per certi aspetti difficile da dimenticare.
Detta così la storia appare piuttosto superficiale, e difatti lo è, ma se ancora non l’avete capito quello che conta è il modo con cui viene raccontata un sceneggiatura, e non tanto quello di scoprire se l’assassino è il maggiordomo.
Da questa prospettiva Apocalypto ha molto da dire in termini di atmosfere e immagini suggestive: è un film cinico, cupo, folle. C’è un paradiso terrestre, ci sono i demoni e si sente odore di morte ad ogni scena. Il momento dei sacrifici (dis)umani è un momento quasi toccante, quanto fottutamente coinvolgente nella sua cruda realtà storica. 
Mel Gibson possiede una certa inclinazione per i fiumi di sangue, l’avevamo già compreso con La Passione di Cristo, e infatti in Apocalypto non viene tradito questo spirito sanguinario. Non siamo di fronte uno splatter, ma ci siamo vicini in base ad una certa dose di sadica violenza virata verso il gore, forse un po’ abusata, forse no.
Seppur difficile da digerire per il suo contenuto, il ritmo del film è piuttosto scorrevole e non appesantisce la durata delle oltre due ore. Indubbiamente è un merito della  buona regia di Mel Gibson, diamo a Cesare quel che è di Cesare una volta tanto.
Durante la sua uscita nelle sale Apocalypto venne aspramente criticato per la sua presunta denuncia contro l’aborto e il materialismo imperante della società statunitense, ma se è vero che Mel Gibson sia sicuramente un personaggio dalle idee discutibili, è anche vero che questo tipo di critiche sono un tantino esagerate, quasi ricercate più per antipatia personale nei suoi confronti che riguardo al film in sé. 
Al botteghino il film incassò un totale di 180 milioni di dollari in tutto il globo, probabilmente meritava di più, ma chi se ne frega, noi ce lo godiamo lo stesso tra un disagio e l’altro. One more please.
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